<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115</id><updated>2011-09-11T14:12:27.980+02:00</updated><category term='sazietà'/><category term='osas'/><category term='GERD'/><category term='caffè'/><category term='C'/><category term='indice glicemico'/><category term='adolescenza'/><category term='farmaconutrizione'/><category term='spezie'/><category term='intolleranze alimentari'/><category term='anoressizzanti'/><category term='cereali'/><category term='fast food'/><category term='bambino'/><category term='carboidrati'/><category term='gusto'/><category term='estate'/><category term='industria'/><category term='alcool e &apos;cibi acidi&apos;'/><category term='bambini'/><category term='diabete'/><category term='intolleranze'/><category term='salute pubblica'/><category term='carne'/><category term='B12'/><category term='cervello'/><category term='junk-food'/><category term='acqua'/><category term='celiachia'/><category term='5 a day'/><category term='palato'/><category term='andrologia'/><category term='bevande'/><category term='anfetamine'/><category term='Alzheimer'/><category term='schizofrenia'/><category term='menta'/><category term='deficit'/><category term='Obesità'/><category term='A'/><category term='malattia da reflusso gastroesofageo'/><category term='alimenti'/><category term='breakfast'/><category term='sindrome delle apnee notturne'/><category term='cioccolato'/><category term='minerale'/><category term='B6'/><category term='repubblica.it'/><category term='depressione'/><category term='disfunzione sessuale'/><category term='ictus'/><category term='farmaci obesità'/><category term='Omega-3'/><category term='verdura'/><category term='ormoni'/><category term='vitamine'/><category term='Latticini'/><category term='promotori della crescita'/><category term='alimentazione'/><category term='cancro'/><category term='frutta'/><category term='cibo'/><category term='calcio'/><category term='cibi grassi'/><category term='zuccheri'/><category term='colon'/><category term='7-beta estradiolo'/><category term='afrodisiaci'/><category term='soft drinks'/><category term='dieta mediterranea'/><category term='malnutrizione'/><category term='metabolismo'/><category term='dieta'/><category term='triac'/><category term='fendimetrazina'/><title type='text'>Argomenti di Nutrizione Umana</title><subtitle type='html'>Aggiornamenti in nutrizione umana scritti o selezionati dal dott. Mauro Lombardo, medico specialista in scienza dell'alimentazione</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>22</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-7364440121415202777</id><published>2010-12-14T16:54:00.001+01:00</published><updated>2010-12-14T16:56:48.769+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='junk-food'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Obesità'/><title type='text'>Parlando di Junk -food intervista al dott. Lombardo</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quali sono i datiepidemiologici recenti sul fenomeno del’obesità in Italia e nel mondo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    I dati sono sempre più preoccupanti: in Italia i persona su tre è sovrappeso mentre 1 su 10 è obesa. Al di la dei dati di prevalenza è il trend che preoccupa: l'obesità in Italia è cresciuta di più del 30% negli ultimi 10 anni. In particolare l'incidenza della malattia nei bambini (15%) nel nostro Paese è ai livelli massimi in Europa. Di questo passo la prossima generazione, che diventerà adulta tra 10 anni, potrà contare su un numero di obesi pari circa al 15%. In Nord America la situazione è anche peggiore rispetto all'Italia e all'Europa in generale anche ci stiamo "equiparando" velocemente..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Da un punto di vista medico quali sono le cause principali di questa malattia?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Le cause sono molto semplici: cronica eccedenza dell'introito calorico rispetto al dispendio. In sostanza si mangia sempre piu' e si consuma sempre meno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Cosa si intende per corretta alimentazione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Mi verrebbe da dirle che ormai corretta alimentazione dovrebbe essere "mangiare poco". Sopratutto nelle fascie di popolazione piu' sedentarie e piu' avanti con l'età meno si mangia meglio è. In particolare ritengo fondamentale ricordare che mangiare molto la sera è assolutamente sconsigliabile, è al mattino e a pranzo bisogna introdurre la maggio parte delle calorie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Che ne pensa del junk-food e dei prodotti alimentari proposti dai fast food in relazione all’obesità?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Penso che abbiamo una certa importanza ma che non siano determinanti. E' chiaro che stiamo parlando di cibi spazzatura assolutamente inutili. Purtroppo la popolazione è sempre piu' vittima della presione mediatica e sociale dell'industria alimentare, subisce non sceglie ed ingrassa. E' chiaro che è l'insieme dell'alimentazione che è sbagliata non certo se si va ai fast food una volta a settimana.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Ho sentito di un caso di un manager di 32 anni che assaggiando ogni tipo di prodotto mcdonald’s per i 12 anni della sua carriera come direttore in questa azienda, è ingrassato 30 chili, chiedendo ed ottenendo poi un risarcimento. Lei pensa che da un punto di vista medico possa essere verosimile una tale relaizone diretta tra assaggio del cibo mcdonald’s da una parte ed obesità dall’altra?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Non conosco la vicenda nello specifico. Non concordo comunque il direttore, pur vivendo in un contesto "ingrassante", ha scelto di alimentarsi in questa maniera quindi si deve assumere le propie responsabilità verso la bilancia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La mcdonald’s ha annunciato, sempre sulla vicenda, di voler presentare un ricorso contro una tale decisione adducendo come motivazione la scelta del manager su prodotti ricchi di gassi, quando invece poteva scegliere di assaggiare cibi meno calorici come l’insalate. Lei che ne pensa?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Come detto prima le colpe dell'industria alimentare e delle catene di fast food sono molte ma non si puo' imputare loro il singolo caso. E' sempre un discorso legato alle scelte, che, ripeto, sono condizionate da messaggi errati, ma che sono comunque libere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il cibo macdonald’s è sinonimo, da una parte, di convivialità giovanile e familiare e, dall’altra, di causa di mali sociali ed economico sanitari. Da un punto di vista scientifico come reputa queste affermazioni?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Non ritengo il fast food il Male assoluto. Se piace ci si puo' andare. E' importante pero' che sia un eccezione e che sia possibilmente l'unica. Se è il mangiar bene l'eccezione allora li si che insorge il problema, ad alcuni strati di popolazione le informazioni sulla corretta alimentazione non arrivano proprio. Vi è anche poi un importante aspetto: l'emarginazione sociale. Chi non va al fast food cosi come chi, ad esempio, si porta il frutto a scuola invece delle merendine viene deriso e spesso isolato. Dovremmo invertire questo aspetto ma è molto complicato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il cibo mcdonald’s dunque fa ingrassare, sempre da un punto di vista scientifico, oppure ci sono altri fattori che incidono sull’obesità?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;A parte le verdure tuto fa ingrassare, bisogna consumare tutta la varietà di cibi che ci offre la Natura in particolare: assumere almeno il 50% delle calorie dai carboidrati prediligendo quelli complessi, quindi pasta, pane, riso, patate, legumi assolutamente si senza esagerare. Importanti le proteine (presenti sopratutto nei "secondi") che devono essere presenti in tutti i pasti. Fondamentale l'assunzione di verdure a tutti i pasti e una colazione molto abbondante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-7364440121415202777?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/7364440121415202777/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=7364440121415202777' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/7364440121415202777'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/7364440121415202777'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2010/12/parlando-di-junk-food-intervista-al.html' title='Parlando di Junk -food intervista al dott. Lombardo'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-1275312888401243953</id><published>2010-04-21T18:17:00.000+02:00</published><updated>2010-04-21T18:18:10.572+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='alimenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dieta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='afrodisiaci'/><title type='text'>Le poche verità sugli alimenti afrodisiaci</title><content type='html'>1) ESISTONO ALIMENTI DALLE PROPRIETA' AFRODISIACHE?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le tradizioni gastronomiche popolari sono ricchissime di "leggende" su cibi che possano stimolare e potenziare desiderio e la carica sessuale. La lista di cibi ritenuti afrodisiaci è lunghissima: anice, asparagi, avocado, caviale, champagne, cioccolato, fichi, mandorle, aglio, sedano, funghi, peperoncino, zafferano, pepe, cannella, senape e altre ancora…. Tuttavia non vi sono molti dati scientifici a sostegno della tesi secondo la quale tutti questi cibi (e molti altri che non abbiamo citato) abbiano poteri afrodisiaci. Il peperoncino è con tutta probabilità l'alimento che più di ogni altro possiede delle reali basi scientifiche sui cui si fondano le sue proprietà afrodisiache Grazie ad alcune sostanze in esso contenute il peperoncino stimola la vasodilatazione periferica aumentando l'afflusso di sangue  agli organi genitali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) PERCHE' SI DICE CHE ALCUNI CIBI HANNO QUESTE PROPRIETA'?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piacere del palato fa da specchio a quello del sesso perché quella erotica e quella culinaria sono due arti che coinvolgono contemporaneamente i cinque sensi. Sia l'appetito che l'eccitazione, infatti, dipendono più dalle emozioni che dal sistema digestivo e dagli organi sessuali .Il desiderio sessuale ha due componenti fondamentali, una fisiologica legata a cause metaboliche ed una legata a impulsi emotivi. Quest'ultimo aspetto è fondamentale in quanto agisce potenziando i meccanismi fisiologici che danno origine al desiderio. I cibi afrodisiaci agirebbero  su questa componente "mentale" partecipando a scatenare fantasie e ad attivare circuiti vascolari; la somma di queste effetti sarebbe in grado di affinare l'intimità di coppia. Ma queste sono solo ipotesi al momento di scientificamente provato vi è ben poco. Il presunto effetto afrodisiaco è attribuibile, più che alle peculiarità nutrizionali dei diversi alimenti, all’atmosfera nella quale questi vengono consumati. La combinazione di varie relazioni sensoriali, la soddisfazione alla vista di cibi appetitosi, la stimolazione olfattiva tendono a portare verso uno stato di euforia generale favorevole all’espressione sessuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) CI SONO ALIMENTI CHE COMUNQUE FAVORISCONO L'INTIMITA'?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’intimità  non è data dal cibo stesso ma dal simbolismo che vi si nasconde dietro.L’insieme dei cibi afrodisiaci potrebbe avere una qualche influenza sulla vita sessuale ma probabilmente non è il cibo ha stimolare il desiderio, ma crea delle situazioni favorevoli. Cenare insieme, o di cucinare insieme, è uno dei pochi momenti di intimità rimasti per la coppia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non bisogna tralasciare nemmeno l’effetto afrodisiaco di aromi e profumi: uno studio della Smell and Taste Treatment and Research Foundation di Chicago ha, infatti,  dimostrato che alcune essenze sono in grado di stimolare l’intimità ed il sesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) PER UNA CENA ROMANTICA LEI, DA NUTRIZIONISTA, COSA PREPAREREBBE?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ahime sono negato in cucina… penso che per la mia compagna il solo fatto di preparare qualcosa io sia di grande impulso per l’affinità….Da buon dilettante della cucina abbonderei comunque con il le spezie ed il peperoncino in particolare…. Cercherei di  curare, oltre agli ingredienti, anche la presentazione del piatto ed i suoi aromi…il modo con cui tutti questi cibi e spezie vengono associati e preparati è, infatti,  fondamentale per conservare il loro potere afrodisiaco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-1275312888401243953?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/1275312888401243953/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=1275312888401243953' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/1275312888401243953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/1275312888401243953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2010/04/le-poche-verita-sugli-alimenti.html' title='Le poche verità sugli alimenti afrodisiaci'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-3484853418786856033</id><published>2010-04-21T18:15:00.000+02:00</published><updated>2010-04-21T18:17:04.737+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bambini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bevande'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='soft drinks'/><title type='text'>Bevande gassate, abitudini alimentari e bambini</title><content type='html'>Più volte ci è capitato di leggere e partecipare a discussioni anche sul nostro forum, sulle bevande alcoliche o gassate date ai bambini fin dalla tenera età (molti bambini consumano bibite gassate dai due anni). Abbiamo anche visto come il primo approccio con gli alcolici avviene in media intorno ai 12 anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per capire un po' di più la questione legata a queste bevande e alle abitudini alimentari che diamo ai nostri bambini, abbiamo intervistato il dott. Mauro Lombardo, medico chirurgo specialista in scienze dell’alimentazione.&lt;br /&gt;. &lt;br /&gt;Bevande alcoliche&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.    Spesso si vedono bambini piccoli (2 o 3 anni) bere bevande, anche con caffeina, come la Coca Cola. L’abitudine a queste bevande sta proprio nel vedere che sono loro a richiederle e a berle in modo naturale. Cosa comporta l’assunzione di queste bevande nei più piccoli?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci sono studi scientifici al riguardo quindi dare risposte precise su questo è difficile. Dal mio punto di vista esistono due ordini di problemi legati all’assunzione di bevande gassate a in un’età cosi precoce:  il primo è essenzialmente calorico, si assume più energia senza ridurre l’appetito, il secondo aspetto è di una diversa abitudine ai gusti. Se fin da piccoli ci si abitua a cibi particolarmente dolci anche dopo nella vita si cercherà sempre quel tipo di gusto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2.    Molti genitori sono del parere che i bambini debbano assaggiare tutto, questo è valido secondo loro anche per questo tipo di bevande (coca cola, fanta, sprite, caffè). Cosa ne pensa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è legato soprattutto all’uso cronico di queste bevande. Va bene consumarle in talune occasioni ma assumerle tutti i giorni è sicuramente sbagliato. Sono contrario alla proibizione assoluta ma credo sia fondamentale che non siano presenti tutti i giorni a casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3.    La convinzione che un piccolo assaggio ogni tanto non sia deleterio per i più piccoli è corretta?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicuramente aspetterei almeno i 5-6 anni non prima. Come dicevo prima bisognerebbe adeguarsi ad un gusto “più naturale”. E’ sbagliato, in relazione a questo, iniziare lo svezzamento con la  frutta e lo zucchero o la frutta ed il biscotto. Dovremmo essere abituati fin da piccoli ad assumere alimenti col il loro sapore senza aggiunte. La bibita gassata è un aggiunta dolce senza senso. Molto meglio assumere un dolce ogni tanto che una coca cola tutti i giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4.    Quali conseguenze ha abituare un bambino a bere bevande gassate?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ indubbiamente sbagliato le abitudini dei primi anni di vita si mantengono per sempre. L’assunzione di bevande gassate è legato, insieme alle altre abitudini alimentari sbagliate ed alla sedentarietà, ad un aumento del rischio di obesità infantile e dunque di diabete mellito di tipo 2 che una volta era definito “dell’adulto” ma che ahimé sta diventando sempre più precoce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5.    Il consumo di bibite da che età è consigliato e con quale frequenza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è mai consigliato a nessuna età. Diciamo che non va proibito (sarei molto più rigido con gli alcolici) ma che va assunto solo in occasioni particolari ed andrebbe considerato alla stregua del dolce se non peggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6.    Anche il vino rientra spesso tra le bevande che i genitori fanno “assaggiare”, magari mischiato nell’acqua. Cosa consiglia in merito a questo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In giovane età non andrebbe assunta alcuna bevanda alcolica. Dopo l’adolescenza un bicchiere di vino al giorno è addirittura benefico. I superalcolici sono invece da eliminare a tutte le età.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7.    Diluire le bibite con l’acqua è spesso un escamotage usato dai genitori per giustificare l’assunzione di bevande non adatte a certe fasce di età. Serve a qualcosa o la bevanda viene comunque assunta con tutte le caratteristiche (negative e positive che siano)?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diluire vuol dire assumere meno zuccheri, coloranti ecc ma in genere questa “tattica” viene superata perché se ne assume poi di più. Meglio bere bevande alcoliche raramente, senza diluirli.&lt;br /&gt;I genitori dovrebbero dare il buon esempio non consumando queste bibite e, sopratutto, proponendo alternative quali spremute di frutta fresca (senza zucchero) o frullati.&lt;br /&gt;La ringrazio per l’aiuto che ci darà nel chiarire questi punti. Se gradisce può aggiungere anche un estratto del suo CV che pubblicheremo nell’articolo con i suoi riferimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dottor Mauro Lombardo è un medico chirurgo specialista in scienze dell’alimentazione. Presta attualmente  servizio come medico dietologo presso il Centro di Eccellenza per la cura dell’Obesità del Policlinico di Tor Vergata a Roma. Per informazioni www.maurolombardo.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-3484853418786856033?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/3484853418786856033/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=3484853418786856033' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/3484853418786856033'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/3484853418786856033'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2010/04/bevande-gassate-abitudini-alimentari-e.html' title='Bevande gassate, abitudini alimentari e bambini'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-8202197605918656390</id><published>2010-04-21T18:13:00.000+02:00</published><updated>2010-04-21T18:14:05.027+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dieta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='zuccheri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='carboidrati'/><title type='text'>Intervista sugli Zuccheri</title><content type='html'>1) Dr Lombardo, i luoghi comuni accusano in particolar modo gli zuccheri sull' argomento "ciccia e brufoli". Di recente però si ritiene che mangiare troppi carboidrati può far impennare gli ormoni maschili e dunque farci ritrovare alle prese con l'acne. Ci può fornire delle delucidazioni al riguardo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Dopo un periodo in cui il rapporto alimentazione-acne era stato messo in discussione,  alcuni studi recenti hanno rimesso in primo piano il ruolo dell’alimentazione nell’indurre la formazione dei comedoni. In particolare sembrano esserne responsabili gli zuccheri raffinati quindi pane, pasta, biscotti e cracker senza farine integrali, patatine fritte, pizza e cioccolata. Questi alimenti se assunti in eccesso determinano elevati livelli di insulina nel sangue,  incrementando i mediatori infiammatori e gli ormoni androgeni, quindi di seguito la quantità di sebo prodotto dalle ghiandole della pelle, l’infezione batterica, l’infiammazione e l’acne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    2) Ci può indicare in linee generali una buona dieta anti-acne?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I nostri nonni non avevano l'acne. I popoli nelle società non industrializzate non hanno l'acne. E' chiaro dunque che oltre alle differenze genetiche, i fattori ambientali hanno un'importanza rilevante. . E' fondamentale, più che "bandire" particolari cibi alimentarsi in maniera sana e varia, ridurre gli zuccheri semplici  e raffinati si agli alimenti che purtroppo i giovani stanno abbandonando: le verdure, i legumi, il pesce e la frutta anche quella secca.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    3) Secondo alcuni scienziati dell' Istituto di Ricerca Garvan di Sidney le fibre rafforzerebbero il sistema immunitario. Cosa ne pensa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Si ci sono sempre più evidenze scientifiche al riguardo. Ma è stato per ora dimostrato solo sulle cavie non ancora nell'uomo. Diciamo che è sicuramente un motivo in più (e ne esistono già decine) per mangiare verdure, legumi e cibi integrali in abbondanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    4) E' vero che i cibi crudi costituiscono un ottimo alleato anti-ciccia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Direi di no. Al di la dei grassi presenti nell'alimento sono i condimenti che fanno la differenza. Un cibo crudo può essere molto calorico se non si sta attenti con l'olio o gli altri grassi aggiunti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    5) Quali sono i cibi che rendono gli estrogeni più attivi e favoriscono l'ovulazione femminile?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non esistono. Dipende sempre dalla quantità di grasso nel corpo. C'e' una stretta correlazione ad esempio tra insulinoresistenza (quindi in sostanza l'eccesso di peso) e sindrome dell'ovaio policistico, che è la malattia più diffusa nei disordini mestruali. L'importante quindi, non è mangiare particolari alimenti ma cercare di mantenersi nel giusto peso. Il che ovviamente significa anche non andare troppo sottopeso nel qual caso i disordini possono essere molto gravi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    6) Qual è la dieta ideale per proteggere i nostri reni? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non bisogna eccedere con le proteine in particolari con quelle animali. Nelle palestre sono molto diffuse diete iperproteiche che alla lunga possono essere molto dannose per i reni. La cosa più assurda è che queste diete oltre ad essere pericolose sono in genere assolutamente inutili per mettere su massa muscolare. Oltre a queste pseudo-diete sono molte diffuse le integrazioni con aminoacidi che, nella maggioranza dei casi, altrettanto inutili e dannose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    7) E' vero che, al contrario di quanto si crede, la dieta mediterranea non è poi così salutare? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I due paesi al mondo in cui la longevità è più alta sono l'Italia ed il Giappone. La dieta mediterranea insieme a quella tradizionale giapponese hanno determinato la maggiore longevità di questi popoli rispetto agli altri. E' una dieta eccezionale solo che va adattata al nostro stile di vita sedentario. Quindi dieta mediterranea si assolutamente ma meno calorie (basta misurare l'olio con i cucchiaini)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    8)Nell' Università dell' Illinois è stato sperimentato un nuovo tipo di dieta su 16 volontari : un giorno si mangia e l'altro si digiuna. Che cosa ne pensa ? Quali potrebbero essere i rischi per la salute con una dieta di questo tipo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso che sia una stupidaggine. Comporta un "impigrimento" del metabolismo ed una crescita del peso a lungo termine. Non c'e' bisogno di queste amenità per perdere peso... Ricordatevi questi numeri invece: 5 , 2, 1, 0 ... E' la formula per perdere peso: 5 significa almeno 5 porzioni tra frutta e verdura al giorno, 2 sta per meno di 2 ore tra TV e computer al giorno, 1 significa almeno 1 ora di attivitò fisica e 0 sta per 0 bevande zuccherate o bibite gassate. Con queste poche regole pochi sacrifici ed addio "ciccia e brufoli"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-8202197605918656390?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/8202197605918656390/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=8202197605918656390' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/8202197605918656390'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/8202197605918656390'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2010/04/intervista-sugli-zuccheri.html' title='Intervista sugli Zuccheri'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-1645454116851493801</id><published>2009-07-02T19:13:00.001+02:00</published><updated>2009-07-02T19:14:35.941+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diabete'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dieta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='indice glicemico'/><title type='text'>Indice glicemico... davvero utile?</title><content type='html'>Metodo: studio clinico controllato randomizzato.&lt;br /&gt;1) Nel primo studio condotto negli Stati Uniti, 40 soggetti con diabete di tipo 2 scarsamente controllato sono stati sottoposti a 8 sedute in 10 mesi durante le quali venivano illustrate diete a basso GI oppure raccomandazioni analoghe a quelle fornite dall'Associazione Americana di Diabetologia.&lt;br /&gt;2) Nel secondo studio condotto in Giappone, 39 soggetti affetti da diabete di tipo 2 sono stati sottoposti a 4 sedute in 3 mesi durante le quali venivano illustrate diete a basso GI oppure le linee guida fornite dalla Società Giapponese di Diabetologia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Risultati&lt;br /&gt;1) Nello studio statunitense, non sono state riportate differenze statisticamente significative fra i due gruppi nei valori medi di HbA1c né a 6 né a 12 mesi, sebbene nel gruppo a basso GI si siano rilevate minori modificazioni della terapia antidiabetica (odds ratio= 0.26, p=0.01).&lt;br /&gt;2) Nello studio giapponese, la riduzione dell'HbA1c è stata maggiore che nei controlli - vedi il grafico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliografia&lt;br /&gt;1) Ma Y. et al. A randomized clinical trial comparing low-glycemic index versus ADA dietary education among individuals with type 2 diabetes. Nutrition. 2008 Jan;24(1):45-56&lt;br /&gt;2) Amano Y. et al. Glycemic index-based nutritional education improves blood glucose control in Japanese adults: a randomized controlled trial. Diabetes Care. 2007 Jul;30(7):1874-6.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-1645454116851493801?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/1645454116851493801/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=1645454116851493801' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/1645454116851493801'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/1645454116851493801'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2009/07/indice-glicemico-davvero-utile.html' title='Indice glicemico... davvero utile?'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-747151952839532867</id><published>2009-06-24T08:24:00.003+02:00</published><updated>2009-06-24T08:26:27.251+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='repubblica.it'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cibo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='industria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sazietà'/><title type='text'>ALIMENTAZIONE Il mix segreto delle industrie che ci tiene ostaggi del cibo</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il mix segreto delle industrie&lt;br /&gt;che ci tiene ostaggi del cibo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Best seller Usa denuncia: così le industrie alimentari creano dipendenza verso i loro prodotti. Una sapiente miscela di zuccheri, sali e grassi: quasi impossibile resistere. Ma una via d'uscita c'è di TARA PARKER-POPE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;da repubblica.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NEW YORK - Nelle vesti di responsabile della Food and Drug Administration, il dottor David A. Kessler ha ricoperto il suo incarico sotto due presidenti, combattendo molte battaglie al Congresso e contro le multinazionali del tabacco. Ma ha scoperto di essere totalmente indifeso nei confronti di un semplice biscotto al cioccolato. Kessler ha condotto su se stesso un piccolo esperimento: per mettere alla prova la propria forza di volontà, si è comperato due bei biscotti succulenti con pezzetti di cioccolato, intenzionato a non mangiarli. A casa sua si è ritrovato a fissarli, molto spesso. Una volta uscito senza averli toccati si è sentito vincente. Ma appena ha visto dei biscotti analoghi nella vetrina di un bar si è fermato e ne ha ingurgitato subito uno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Perché quei biscotti hanno un simile potere su di me?" si è chiesto Kessler. "È il cioccolato a rendermeli irresistibili? O il pensiero del biscotto che mi frulla nella testa? Ho trascorso sette anni a cercare di trovare una risposta a questo quesito". La risposta che il dottor Kessler ha finalmente trovato è contenuta in un libro appena uscito che si intitola The end of overeating: taking control of the insatiable american appetite ("La fine dell'eccessivo consumo di cibo: come tenere sotto controllo l'insaziabile appetito americano").&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando dirigeva la Food and Drug Administration, Kessler ha modernizzato e reso più efficiente l'agenzia, ha esercitato pressioni per un'approvazione più tempestiva di alcuni farmaci, ha sovrinteso alla creazione di etichette standard da apporre agli alimenti con i dati nutrizionali del prodotto. È forse ancora più famoso per aver svolto indagini sul fumo, per aver cercato di applicare severe normative all'industria del tabacco, ed è sempre lui ad aver accusato i produttori di sigarette di aver manipolato il contenuto della nicotina perché creasse dipendenza nei fumatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, nel suo libro, Kessler riporta di aver riscontrato alcune affinità tra le strategie adottate dall'industria del tabacco e quelle del settore alimentare, che riesce a mettere in commercio cibi in grado di instaurare nel cervello un desiderio forte e pressoché irresistibile di consumarne di più. Se si parla di semplice stimolazione cerebrale, ha fatto notare Kessler, di per sé i singoli ingredienti non sono particolarmente potenti, ma combinando grassi, zucchero e sale in innumerevoli modi, i produttori di alimenti hanno in un certo senso fatto breccia nel sistema cerebrale dell'auto-gratificazione, creando un circolo vizioso di feedback che stimola incessantemente il nostro desiderio di mangiare, lasciandoci smaniosi di continuare a farlo, anche quando siamo sazi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dottor Kessler non è sicuro che i produttori di alimenti comprendano fino in fondo i principi neuroscientifici delle forze che hanno scatenato, ma di certo le aziende alimentari conoscono bene il comportamento umano, le preferenze, i gusti, i desideri del palato. Nel suo libro, egli descrive in che modo ristoratori e aziende alimentari impastino gli ingredienti di base fino a raggiungere quello che egli ha denominato "il punto di massima estasi". Vi sono catene di ristoranti come Chili's, è uno degli esempi del libro, che offrono "cibo estremamente appetibile, che richiede di essere masticato poco e va giù con grande facilità". Kessler riporta anche il caso delle barrette di cioccolato Snickers, prodotte con "tecnica straordinaria": quando le si mastica, infatti, lo zucchero si scioglie, il grasso si fonde, il caramello avvolge le noccioline così che la confluenza di più aromi porti il palato a provare un'esperienza quasi estatica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli alimenti ricchi di zuccheri e grassi sono arrivati soltanto in tempi relativamente recenti nel panorama alimentare: il dottor Kessler osserva però che oggi gli alimenti sono qualcosa di più che una semplice combinazione di più ingredienti. Vi sono infatti creazioni estremamente complesse, farcite strato dopo strato di sapori stuzzicanti che danno vita a livello cerebrale a un'esperienza multisensoriale. "Il mio obiettivo - scrive Kessler - è spiegare alle persone quello che accade a livello cerebrale quando mangiano un dato alimento, e spiegare loro in che modo il loro cervello sia letteralmente prigioniero di quell'alimento".&lt;br /&gt;Il libro di Kessler, un best seller nella classifica del New York Times, contiene anche la candida ammissione da parte dell'autore di non sapersi controllare e di mangiare in eccesso. "Probabilmente non mi sarei interessato a cercare di capire per quale motivo non sappiamo resistere di fronte a certi cibi se io stesso non lottassi di continuo contro questo fenomeno: ho perso chili e li ho ripresi più volte e ho abiti di ogni taglia, ormai".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei principali messaggi che Kessler lancia è che mangiare troppo non è sintomo di mancanza di forza di volontà, quanto una sfida biologica resa ancora più difficile da una stimolazione sovrabbondante da parte dell'ambiente alimentare che ci circonda. E così come molti di noi trovano ripugnante fumare, Kessler è convinto che sia possibile arrivare a percezioni analoghe in relazione a dosi troppo abbondanti e a cibo troppo lavorato.&lt;br /&gt;(c.2009, The New York Times, traduzione di Anna Bissanti)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-747151952839532867?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/747151952839532867/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=747151952839532867' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/747151952839532867'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/747151952839532867'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2009/06/alimentazione-il-mix-segreto-delle.html' title='ALIMENTAZIONE Il mix segreto delle industrie che ci tiene ostaggi del cibo'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-4952899539484084795</id><published>2009-06-15T00:01:00.002+02:00</published><updated>2009-06-15T00:04:25.657+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='verdura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='frutta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='estate'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='adolescenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dieta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='5 a day'/><title type='text'>domande e risposte sulla dieta in estate con particolare attenzione ai ragazzi</title><content type='html'>1. Quali sono i cibi da preferire durante il periodo estivo, quando fa più caldo?E quali quelli da eliminare? Ne può elencare almeno 5 da preferire e 5 da eliminare? Insomma occorre cambiare il tipo di alimentazione perché il nostro organismo ha bisogno di meno calorie, vero? Carni e pesce, quali tipi scegliere e  quale cottura preferire?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una persona giovane e sana non sono necessari particolari accorgimenti nutrizionali durante il periodo estivo. Sicuramente è utile introdurre più acqua e magari aumentare l'introito vitaminico  e di sali minerali per fronteggiare il grande caldo. Basta tenere in mente una regola: 5 al giorno ... cioè 5 porzioni tra frutta e verdura ogni giorno ed il gioco è fatto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Qual è una dieta alimentare tipo che una ragazza di 13-14 anni può seguire in un periodo estivo per eliminare i chiletti di troppo, superflui? Mi può dare un esempio per i diversi pasti: colazione, pranzo, merenda, cena?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parola importante per mantenere una buona linea è EQUILIBRIO. Equilibrio significa che non si può in qualche settimana "porre rimedio" a mesi di stravizi e schifezze. Si deve vivere l'alimentazione con la giusta tranquillità senza saltare i pasti o abbuffarsi di cibo spazzatura. La colazione ad esempio, sopratutto in estate in cui magari non si va molto di fretta a scuola, deve diventare un pasto come tutti gli altri. Quindi va benissimo una bella tazzone di latte e qualche fetta di pane con pane e marmellata magari con un frutto o un succo di frutta fresca. A pranzo e a cena mangiare sempre un secondo (variare tra pesce, carne, uova e formaggi freschi) e verdura con pane o pasta. Importanti anche gli spuntini tra i pasti un pacchettino di crackers la mattina e un frutto ed il pomeriggio un bel frullato o un gelato artigianale ogni tanto vanno benissimo. Per rimanere in forma è fondamentale mettersi in moto. L'uomo preistorico camminava in media 15 km al giorno! e noi dopo un periodo relativamente breve  (dal punto di vista genetico) siamo diventati dei poltroni. Forza tutti i ragazzi per strada a giocare a pallone e le ragazze a fare pallavolo o altri sport!!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. È vero che per dimagrire occorre eliminare dolci e carboidrati?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Limitare i dolci sicuramente è importante. I carboidrati complessi (cioè pane, pasta, patate, legumi) devono essere sempre presenti nelle giuste quantità. I nostri nonni sono diventati tra i più longevi grazie alla dieta mediterranea (che ci invidiano in tutto il mondo)perché è completa e buona. I carboidrati complessi  sono parte fondante di questa nostra preziosa dieta che purtroppo stiamo dimenticando. Al contrario i carboidrati semplici (gli zuccheri) andrebbero sempre limitati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4.i cibi light che troviamo al supermercato come formaggi, yogurt, biscotti, sono veramente leggeri? Come facciamo a riconoscere che siano privi di grassi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Possono essere uno strumento utile per chi vuole perdere peso sopratutto all'inizio della dieta, servono per cambiare gradualmente le proprie abitudini alimentari. Ma non li ritengo molto educativi. Non è questa la strada per cambiare il proprio stile di vita. Gli unici strumenti realmente utili sono l'equilibrio nell'alimentazione ed il moto. Gli altri mezzi (i cibi light, le intolleranze alimentari o i farmaci) non servono a niente. Ragazzi ce l'avete a portata di mano un metodo per rimanere in forma: fare sport. Lo so è faticoso e porta via tempo ma funziona sempre!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Quali sono gli elementi indispensabili per un'alimentazione equilibrata nell'adolescenza, quando ancora si è nella fase di crescita? vitamine, ferro, calcio ecc..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con i consigli che ho dato sopra non sono necessari particolari accorgimenti. 5 porzioni tra frutta e verdura al giorno e non c'è nessuna necessità di integrare. Ormai sembra che un ragazzo che non prende vitamine in pasticche non sta bene. E' vero il contrario! Sono molto ma molto più diffusi i danni da ipervitaminosi causati da queste pillole miracolose rispetto alle rarissime carenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dott. Mauro Lombardo&lt;br /&gt;Medico Chirurgo - Specialista in Scienza dell’Alimentazione&lt;br /&gt;Università di Roma "Tor Vergata"&lt;br /&gt;www.maurolombardo.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-4952899539484084795?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/4952899539484084795/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=4952899539484084795' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/4952899539484084795'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/4952899539484084795'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2009/06/domande-e-risposte-sulla-dieta-in.html' title='domande e risposte sulla dieta in estate con particolare attenzione ai ragazzi'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-7859200091641662996</id><published>2009-04-16T18:52:00.000+02:00</published><updated>2009-04-16T18:53:35.491+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cereali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='breakfast'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Obesità'/><title type='text'>L’Importanza della prima colazione</title><content type='html'>L’Importanza della prima colazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei paesi sviluppati l’obesità è il disordine nutrizionale più frequente con una prevalenza in continuo incremento negli ultimi decenni. La crescita del tasso di obesità è dovuta probabilmente a cambiamenti nello stile di vita della popolazione: diffusione della sedentarietà ed eccessivo introito calorico. La ricerca è tuttora impegnata nello sforzo di comprendere le cause dell’obesità e i numerosi tentativi, sia farmacologici sia comportamentali, per prevenire e trattare questa patologia hanno dato, nel singolo individuo e nella popolazione, rari e transitori successi.  &lt;br /&gt;Un’interessante linea di ricerca, che potrebbe avere una vasta applicazione, è lo studio su gli effetti del consumo o meno della prima colazione. Si è assistito negli ultimi anni ad una forte riduzione del numero di persone che fanno una vera colazione; molto frequentemente, il primo pasto della giornata consiste in una bevanda o un semplice snack. Studi epidemiologici hanno confermato che una colazione povera o assente si associa ad una maggiore incidenza di soprappeso e dell’obesità. La prima colazione è parte integrante di uno schema di dieta equilibrato. Oltre alla regolazione del senso di fame e di sazietà durante la giornata deve sopperire ai limiti dell’organismo nel fare fronte alle richieste energetiche dopo il digiuno notturno. Poiché, infatti, la colazione include comunemente il consumo di cereali ed altri alimenti ricchi in carboidrati e fibre, le persone che la consumano con regolarità potrebbero beneficiare di meccanismi fisiologici che ridurrebbero l’appetito in tutto il resto della giornata. Il salto della colazione è stato anche correlato con una peggiore qualità della dieta giornaliera. &lt;br /&gt;Una prima e semplice strategia da utilizzare per mantenere o perdere il peso è dunque di fare tutti i giorni un’abbondante colazione che consista almeno nel 20-25% delle calorie giornaliere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali sono gli alimenti da consumare a colazione?&lt;br /&gt;E’ opportuno consumare sempre una fonte di carboidrati complessi come pane, fette biscottate, biscotti secchi o corn flakes. A questi si deve aggiungere un frutto e latte o yogurt. Se il latte non è tollerato si può provare a consumare il latte “delattosato”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il classico breakfast all’italiana con cornetto e cappuccino è una buona prima colazione?&lt;br /&gt;Il cornetto andrebbe consumato solo saltuariamente in quanto molto ricco di calorie (tra le 150 e le 200) e di grassi saturi che sono dannosi per la salute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avrei tanto voluto che la giornata fosse tutta come la colazione, quando le persone sono sintonizzate sui loro sogni e non è previsto che debbano affrontare il mondo esterno. Mi sono reso conto che io sono sempre così per me non arriva mai il momento in cui, dopo una tazza di caffé o una doccia, mi sento improvvisamente pieno di vita, sveglio e in sintonia con il mondo. Se si fosse sempre a colazione, io sarei a posto. Da “Un giorno questo dolore ti sarà utile” di Peter Cameron, 2007 (pp. 100 e 101).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;Dott. Mauro Lombardo&lt;br /&gt;Medico Chirurgo&lt;br /&gt;Specialista in Scienza dell’Alimentazione&lt;br /&gt;Cell. 3899740197&lt;br /&gt;www.maurolombardo.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-7859200091641662996?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/7859200091641662996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=7859200091641662996' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/7859200091641662996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/7859200091641662996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2009/04/limportanza-della-prima-colazione.html' title='L’Importanza della prima colazione'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-4182433891651639503</id><published>2009-04-09T09:24:00.003+02:00</published><updated>2009-04-09T09:29:46.703+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fendimetrazina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anfetamine'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='triac'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dieta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='farmaci obesità'/><title type='text'>COCKTAIL DI FARMACI PER DIMAGRIRE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_OTQOW4RYkxw/Sd2j4udi0vI/AAAAAAAABnE/sPdyGvzbAEs/s1600-h/farmaci.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 347px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_OTQOW4RYkxw/Sd2j4udi0vI/AAAAAAAABnE/sPdyGvzbAEs/s400/farmaci.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5322590529561744114" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;COCKTAIL DI FARMACI PER DIMAGRIRE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A cura della U.O. di Dietologia e Nutrizione Clinica&lt;br /&gt;PO Bellaria-Maggiore – AUSL di Bologna cocktail di farmaci per dimagrire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni medici (“dietologi” e non) che cavalcano l’onda del desiderio di calare di molte persone propongono ai loro clienti un “aiutino” farmacologico per ottenere risultati più soddisfacenti. In tale maniera illudono l’utente di effettuare qualcosa di scientifico e si vantano di essere dei maghi della dietologia.&lt;br /&gt;La normativa vigente in Italia riconosce – come utilizzabili a scopo coadiuvante il calo di peso – solo due molecole: la sibutramina e l’orlistat.&lt;br /&gt;Vieta, nel contempo, la prescrizione di molecole farmacologcamente attive fornite insieme (come singoli prodotti o come preparati galenici contenenti tali sostanze) con lo scopo di ottenere un calo di peso. Questo perché gli effetti collaterali ed i danni per gli utenti superano di gran lunga gli effetti benefici tanto sbandierati da chi li propone.&lt;br /&gt;Le uniche molecole capaci di ottenere cali discreti sono quelle appartenenti alla classe delle amfetamine (derivati della cocaina), che agiscono bloccando il senso della fame; purtroppo, alla loro sospensione, la fame torna e si recupera quanto perso in precedenza. Nel frattempo possono essersi creati dipendenza, problemi cardiologici, problemi psichiatrici. Per tali motivi il loro uso è riservato ai soli casi di soggetti obesi con estrema difficoltà a calare utilizzando la sola dieta, nei quali il calo di peso è indicato soprattutto per motivi di salute.&lt;br /&gt;Per tutte le altre sostanze l’effetto è molto blando ed è basato più sugli effetti marginali di farmaci utilizzati per altri scopi che per reale efficacia in ambito obesiologico.&lt;br /&gt;L’ulteriore dato negativo è rappresentato dal fatto che vengono prescritti indiscriminatamente, senza tener conto del grado di sovrappeso od obesità del soggetto a cui vengono suggeriti e di eventuali patologie associate che potrebbero risentire negativamente di questi apporti (vedi ad esempio la fornitura di ormoni tiroidei in soggetti con patologia ipertiroidea nota o misconosciuta).&lt;br /&gt;L’aspetto peggiore, però, è rappresentato dalla quasi totale inefficacia nel controllo a medio-lungo termine dell’obesità: il peso perso si recupera nel giro di qualche mese, con in più la beffa che quando si cala si perde una quota di massa magra (muscoli, per intenderci) superiore a quella che si perderebbe con la sola dieta e, quando si riprende peso, si accumula solo massa adiposa. Il tale maniera, alla fine, il corpo contiene più grasso di quanto ne possedeva in partenza, anche se il peso è lo stesso.&lt;br /&gt;La fantasia, in ambito prescrittivo, è massima, ma alcune molecole ricorrono piuttosto spesso. Lasciamo ai farmacologi informazioni più approfondite; di seguito forniamo un elenco delle molecole più gettonate.&lt;br /&gt;cocktail di farmaci per dimagrire-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A cura della U.O. di Dietologia e Nutrizione Clinica&lt;br /&gt;PO Bellaria-Maggiore – AUSL di Bologna cocktail di farmaci per dimagrire&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-4182433891651639503?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/4182433891651639503/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=4182433891651639503' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/4182433891651639503'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/4182433891651639503'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2009/04/cocktail-di-farmaci-per-dimagrire.html' title='COCKTAIL DI FARMACI PER DIMAGRIRE'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_OTQOW4RYkxw/Sd2j4udi0vI/AAAAAAAABnE/sPdyGvzbAEs/s72-c/farmaci.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-3343127643913523381</id><published>2009-03-24T14:21:00.001+01:00</published><updated>2009-03-24T14:37:10.604+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='disfunzione sessuale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='andrologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dieta mediterranea'/><title type='text'>La dieta mediterranea è alleata di fertilità e sessualità</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La dieta mediterranea è alleata di fertilità e sessualità&lt;br /&gt;Il cibo può giocare un importante effetto protettivo nei confronti di infertilità e disfunzione erettile&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;da "Il canale nutrizione di Corriere.it"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MILANO - Volete mantenere le vostre prestazioni sessuali e integra la fertilità? Allora fareste bene a non trascurare l’alimentazione. Sono, infatti, sempre più numerosi i dati che indicano come una buona dieta, quella mediterranea in cima alla lista, possa avere un effetto protettivo su diversi problemi andrologici. Ne sono convinti anche gli esperti della Società italiana di andrologia (Sia) che proprio quest’anno, con il patrocinio del Ministero del lavoro, salute e politiche sociali e del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, dedicano al tema dell’alimentazione la nona edizione della Settimana della prevenzione andrologica, iniziativa finalizzata a sensibilizzare la popolazione maschile verso una maggiore attenzione alla propria salute sessuale e alla fertilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ALIMENTAZIONE E SALUTE SESSUALE - «L’alimentazione è un elemento chiave per la salute insieme a uno stile di vita sano – sottolinea Vincenzo Gentile, presidente della Sia –. Il benessere sessuale legato all’alimentazione è dovuto a una serie di fattori che vanno dalla qualità degli alimenti all’associazione variegata degli stessi fino alle implicazioni psicologiche per quelli che vengono spesso identificati come cibi afrodisiaci. Il tradizionale modello alimentare mediterraneo è sicuramente uno dei più efficaci per la protezione della salute, compresa quella sessuale. Una dieta troppo ricca di carboidrati, ad esempio, può provocare una risposta insulinica anomala che ha come conseguenza il calo del testosterone. Preferire alimenti freschi, ricchi di antiossidanti, ridurre al minimo il consumo di grassi animali mantiene sano il sistema circolatorio e di conseguenza efficiente anche il sistema vascolare del pene, aspetto fondamentale per un’erezione valida». Un’alimentazione sana ed equilibrata contribuisce anche a tenere lontane obesità e soprappeso e di prevenire danni al sistema cardiocircolatorio che possono avere ripercussioni negative sulla sessualità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DISFUNZIONI SESSUALI E OBESITÀ - «Esiste un rapporto strettissimo tra disfunzioni sessuali, problemi cardiovascolari e obesità – spiega Gentile -. La disfunzione erettile, in particolare, è sinonimo di una disfunzione dell’endotelio (il tessuto che riveste i vasi sanguigni) e come tale identifica un legame molto stretto tra pene e cuore, come confermano anche studi recenti. Si è infatti visto che la comparsa di disturbi dell’erezione è indice di un elevato rischio di infarto nei successivi 2 o 3 anni». «Seguire un regime di dieta mediterranea determina esiti diretti positivi sulla sfera sessuale con aumento del testosterone, controllo del colesterolo e aumento dell’attività antiossidante –puntualizza Nicola Mondaini, dirigente medico dell’Ospedale S. Maria Annunziata, Università di Firenze -. Sul fronte degli effetti indiretti, variare la propria alimentazione, seguendo i suggerimenti proposti dalla piramide alimentare, consente di tenere sotto controllo il peso corporeo con chiari vantaggi per la salute generale e sessuale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DIETA E FERTILITÀ – Oltre che alleata di una buona sessualità, la dieta mediterranea gioca probabilmente un ruolo importante anche sul fronte della fertilità. «L’infertilità maschile oggi riveste un’importante valenza sociale. Su di essa, influiscono sia le condizioni ambientali che gli stili di vita - spiega Vincenzo Gentile -. Alle cause già note di infertilità come il varicocele, oggi si affiancano l’inquinamento e l’alimentazione. Negli uomini che vivono nei grandi centri urbani o in aree a forte industrializzazione, ma anche in zone agricole in cui si utilizzano pesticidi, è stata osservata una riduzione della motilità degli spermatozoi che, in alcuni casi, è arrivata al 20% rispetto a quella degli uomini che vivono in città più piccole». Sono diversi i meccanismi attraverso i quali l’alimentazione può minare la fertilità. Per esempio si ipotizza che l’assorbimento di sostanze che si accumulano sul percorso degli alimenti possa influenzare il sistema ormonale. E’ il caso degli idrocarburi utilizzati in agricoltura piuttosto che dei prodotti usati per accrescere il peso degli animali d’allevamento, sostanze che finiscono nella catena alimentare e che, a lungo termine, possono, attraverso complicati meccanismi, interferire con la maturazione degli spermatozoi e favorire l’infertilità maschile, con effetti più visibili sulle nuove generazioni. «Oggi bambini e adolescenti sono fisicamente più strutturati, più alti della media di qualche decennio fa, ma presentano genitali più piccoli. Hanno in un caso su 3 patologie andrologiche che nel 60% dei casi possono interferire sulla capacità riproduttiva – spiega Nicola Mondani –. Le soluzioni a questi problemi sono diverse, ma di sicuro è importante intervenire anche sul fronte dell’alimentazione, preferendo prodotti certificati e coltivati senza il ricorso a pesticidi e concimi chimici. Resta inoltre fondamentale abituare i bambini sin da piccoli ad una alimentazione sana e variegata come quella proposta dalla dieta mediterranea a cui affiancare l’esercizio fisico e altre buone abitudini di vita come evitare fumo, droghe e alcol».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SETTIMANA PREVENZIONE ANDROLOGICA – La Settimana per la prevenzione andrologica è stata pensata proprio per fornire agli uomini maggiori informazioni su come prevenire, diagnosticare precocemente e curare problemi legati alla sfera sessuale spesso sottovalutati, quali ad esempio il calo del desiderio, l’eiaculazione precoce, la disfunzione erettile o le infezioni sessuali. L’iniziativa avrà luogo da lunedì 23 a sabato 28 marzo. In pratica sarà possibile effettuare una visita specialistica gratuita in uno dei 235 centri specializzati (pubblici e privati) che hanno aderito al progetto, distribuiti sull’intero territorio nazionale, e chiedere consigli ad uno degli oltre 300 specialisti coinvolti. Per individuare il centro più vicino è sufficiente contattare da telefono fisso il numero verde 800 999277 (attivo dal 9 marzo al 4 aprile dalle ore 9 alle ore 18) o visitare il sito www.andrologiaitaliana.it – nella sezione dedicata alla Settimana della prevenzione andrologica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonella Sparvoli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-3343127643913523381?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/3343127643913523381/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=3343127643913523381' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/3343127643913523381'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/3343127643913523381'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2009/03/la-dieta-mediterranea-e-alleata-di.html' title='La dieta mediterranea è alleata di fertilità e sessualità'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-980612978734415727</id><published>2009-03-21T18:57:00.000+01:00</published><updated>2009-03-21T18:58:25.611+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anfetamine'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='intolleranze alimentari'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anoressizzanti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='farmaci obesità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Obesità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='intolleranze'/><title type='text'>Il mercato dell’obesità</title><content type='html'>Il mercato dell’obesità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel mondo di oggi per merito delle nuove tecnologie le notizie ed i commenti circolano in maniera rapida. Sicuramente questo comporta la possibilità di mantenere un'informazione libera ed indipendente in parallelo alle notizie ed i commenti "ufficiali" e "codificati". Se ciò è sicuramente un bene per la circolazione delle idee, in ambito scientifico si è assistito alla diffusione di un mondo sotterraneo di pseudo-cultura, foraggiata da un marketing sempre più diffuso, che ha disorientato la popolazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo paradosso vede la sua maggiore rappresentazione nel campo dell’alimentazione dove assistiamo alla diffusione di una vasta rete di disinformazione e propaganda. Questo mercato non ha nulla a che fare con la cultura scientifica che, pur con tutte le difficoltà, deve rimanere sempre il filo guida di riferimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la cura dell’obesità esistono, in particolare, numerose cure che di scientifico hanno ben poco. L’unica certezza sulla diffusione del sovrappeso nella popolazione è che l’aumento del peso è dovuto ad uno squilibrio tra le entrate (alimentazione) e le uscite (attività fisica) dal corpo. Sembrerà un concetto banale ma è essenziale comprendere che per ottenere una duratura perdita di peso è necessario riequilibrare questo scompenso energetico. Nel 99% dei casi di sovrappeso non vi è, infatti, come spesso si sente dire, alcuna alterazione ormonale o “impigrimento del metabolismo” o addirittura una “intolleranza” a qualche singolo alimento ma un continuo (non necessariamente grande) eccesso di calorie rispetto al dispendio energetico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A fronte di questa unica certezza che comporta una terapia lunga e faticosa sia per il paziente che per il medico si sono diffuse nel corso degli anni strade più facili e fantasiose. Di fronte all’enorme vastità del fenomeno obesità (in Italia ci sono circa 16 milioni di persone in sovrappeso) e soprattutto di fronte alla facile possibilità di guadagno che un intervento su questa massa di persone offre, una vasta schiera di pseudo - professionisti offre soluzioni che, nella gran parte dei casi, non ha alcuna base scientifica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti medici si sono improvvisati cultori della materia obesità elargendo cocktail di farmaci (preparati da farmacisti compiacenti) contenenti il più delle volte amfetamine (il cui uso è come noto fuori legge). Questi farmaci permettono dimagrimenti molto rapidi ma altrettanti rapidi recuperi di peso (con gli “interessi”) oltre a gravi rischi per la salute delle persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molto diffusi sono anche i test per le intolleranze che permetterebbero, a fronte di costi altissimi per i pazienti, di ottenere una riduzione ponderale con l’eliminazione di una serie di alimenti. Per sconfessare questa moda, che sarà dimenticata come tante altre diete che si sono viste in passato, basti pensare che un alimento che non viene tollerato dal corpo, e che quindi viene respinto dall’organismo, non è possibile che possa far ingrassare una persona ma al contrario se avesse qualche effetto dovrebbe comportare una perdita di peso!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi sono solo due esempi riguardanti il mercato che si è creato attorno alla figura della persona in sovrappeso. Il consiglio del medico specialista in scienze dell’alimentazione è di rivolgersi sempre a personale qualificato (internet in questo senso può essere molto utile).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presso quasi tutte le ASL esistono ambulatori per la cura dell’obesità e del sovrappeso con medici competenti in materia che periodicamente effettuano screening gratuiti. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dott. Mauro Lombardo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Medico Chirurgo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Specialista in Scienza dell’Alimentazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.maurolombardo.it &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;br /&gt;Se vi divertite a macinare dei sassolini.....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se vi divertite a macinare dei sassolini nel macinino da caffè, state sicuri che prima o poi lo romperete. Allo stesso modo, se fate trasformare dal vostro organismo delle sostanze che non fanno per lui, lo deteriorerete certamente. È ciò che avviene giornalmente a molti di noi, ma i pregiudizi alimentari sono così bene radicati, ed i piaceri della tavola talmente ricercati, che non ci si vuol arrendere ad una realtà tanto evidente e si preferisce attribuire la malattia al caso, alla sfortuna, ad un'infezione microbica, al cattivo funzionamento del simpatico, cosa molto alla moda, o a qualche "ghiandola" non meglio specificata (Pierre Oudinot).&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-980612978734415727?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/980612978734415727/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=980612978734415727' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/980612978734415727'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/980612978734415727'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2009/03/il-mercato-dellobesita.html' title='Il mercato dell’obesità'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-7519137632208376380</id><published>2009-02-20T22:58:00.001+01:00</published><updated>2009-02-20T22:59:23.051+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fast food'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ictus'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Obesità'/><title type='text'>La cultura del fast food favorisce gli ictus</title><content type='html'>ricerca americana&lt;br /&gt;La cultura del fast food favorisce gli ictus&lt;br /&gt;Nelle zone ad alta densità di punti vendita di «cibo rapido» il numero degli attacchi cerebrali è maggiore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;Lo stile di vita è fondamentale per prevenire infarto e ictus, tanto è vero che chi vive in zone che pullulano di «fast-food tentatori» è a maggior rischio di essere risucchiato dalla spirale di comportamenti dannosi che molte volte accompagnano il cosiddetto «junk-food».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ATMOSFERA DANNOSA - A sostenerlo è uno studio dell'Università del Michigan, presentato in occasione dell'International Stroke Conference di San Diego, secondo il quale la gente che vive in posti con un'elevata concentrazione di rivendite di «cibo spazzatura» ha infatti una maggior rischio d'ictus. Non è solo il classico hamburger a essere dannoso, quanto piuttosto, in generale, la cultura del cibo veloce, spesso indicatore di scarso esercizio fisico, vita in ambienti inquinati e vita poco salutare. E, in tempo di crisi e nonostante la corrente no-global che rema contro, il poor food (cibo povero) offerto da tutte le grandi catene è di nuovo in risalita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA RICERCA- In particolare, secondo i dati raccolti in una cittadina del Texas dove sono stati registrati e osservati i 1.247 casi di ictus verificatisi tra il 2000 e il 2003, ogni «punto vendita» delle più famose catena di fast-food in una zona aumenta dell'1 per cento il rischio di un «evento cardiovascolare» per la popolazione circostante. Il legame tra numero di fast food in circolazione e tasso di ictus è sia diretto che indiretto e dimostra, statisticamente, che queste catene del cibo veloce si accompagnano frequentemente a stili di vita frenetici e abitudini errate, anche quando il rapporto causale non è diretto. Senza contare che anche la persona più salutista del mondo, vivendo attorniato dai fast food sarà sicuramente più propenso a cadere in tentazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'IMPORTANZA DELLE BUONE ABITUDINI - E a proposito di cattive regole di vita è da segnalare anche uno studio britannico parallelo sul rischio di ictus e infarti che sottolinea come consuetudini sbagliate e pessimi vizi duplichino la possibilità di attacchi. I ricercatori dell'Università dell'East Anglia hanno monitorato un campione di 20 mila persone tra i 40 e i 79 anni dieta, isolando altre variabili che possono influire sulla salute, quantificando il rapporto, ovviamente molto stretto, che esiste tra «vizi» da una parte e ictus e infarti dall'altra. Chi beve, fuma, fa una vita sedentaria e mangia disordinatamente ha 2,3 possibilità in più di avere un problema cardiovascolare in più rispetto a chi conduce un'esistenza regolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emanuela Di Pasqua&lt;br /&gt;20 febbraio 2009&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-7519137632208376380?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/7519137632208376380/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=7519137632208376380' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/7519137632208376380'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/7519137632208376380'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2009/02/la-cultura-del-fast-food-favorisce-gli.html' title='La cultura del fast food favorisce gli ictus'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-4833297479039694482</id><published>2008-11-14T09:44:00.001+01:00</published><updated>2008-11-14T09:46:41.593+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gusto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='acqua'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='palato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='minerale'/><title type='text'>L'acqua del rubinetto supera anche la prova del gusto</title><content type='html'>Ancora non ho trovato motivo per preferire l'acqua confezionata "minerale" rispetto all'acqua di rubinetto .... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'acqua del rubinetto supera la prova del gusto Prendendo l'acqua da contenitori&lt;br /&gt;anonime e affidandosi al palato è quasi impossibile distinguere al primo assaggio l'acqua del&lt;br /&gt;rubinetto dalle acque minerali. Nemmeno 2 italiani su 10, infatti, sono riusciti al primo colpo a&lt;br /&gt;individuare quale era l'acqua imbottigliata e quale quella uscita dalle tubature domestiche. E’ il&lt;br /&gt;risultato di un test effettuato da Legambiente in 6 città italiane (Milano, Roma, Napoli, Palermo,&lt;br /&gt;Foggia). Solo il 14% degli interpellati ha riconosciuto la differenza tra l'acqua del rubinetto e l'acqua&lt;br /&gt;minerale. A Roma ad esempio solo il 18%, a Napoli il 30% degli intervistati indica l'acqua del&lt;br /&gt;rubinetto come quella dal sapore più gradevole, a Milano meno del 20% riconosce l'acqua&lt;br /&gt;minerale, a Palermo il 90% degli intervistati non ha trovato differenze tra i diversi tipi di acque.&lt;br /&gt;Cosa voleva dimostrare il test? Sfatare la convinzione che l'acqua in bottiglia è più buona di&lt;br /&gt;quella che si consuma a casa. Ma anche mettere in luce l'impatto ambientale rappresentato dalla&lt;br /&gt;grande quantità di imballaggi prodotti - 5 miliardi di bottiglie di plastica ogni anno - e dal loro&lt;br /&gt;trasporto da nord a sud del paese, con 300 mila Tir. Il nostro paese infatti è in testa alla classifica&lt;br /&gt;dei consumatori di acqua minerale. Il 72,4 % degli italiani beve più di mezzo litro di acqua minerale&lt;br /&gt;al giorno e in media una famiglia spende circa 18 euro al mese.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-4833297479039694482?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/4833297479039694482/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=4833297479039694482' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/4833297479039694482'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/4833297479039694482'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2008/11/lacqua-del-rubinetto-supera-anche-la.html' title='L&apos;acqua del rubinetto supera anche la prova del gusto'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-6556974606187137030</id><published>2008-10-05T14:35:00.000+02:00</published><updated>2008-10-05T14:39:25.774+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='metabolismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sindrome delle apnee notturne'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='farmaci obesità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='osas'/><title type='text'>ASPETTI METABOLICI DELLA SINDROME DELLE APNEE NOTTURNE</title><content type='html'>ASPETTI METABOLICI DELLA SINDROME DELLE APNEE NOTTURNE&lt;br /&gt;Mauro Lombardo, Annalisa Del Monte&lt;br /&gt;Divisione di Nutrizione Umana, Dipartimento di neuroscienze, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università Tor Vergata di Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si definisce come sindrome da apnea ostruttiva nel sonno (OSAS) il verificarsi di più di cinque episodi di apnea per ora di sonno o di trentacinque episodi per notte; dove per apnea si intende la cessazione del flusso aereo alla bocca e al naso per più di 10 secondi. La soglia di cinque episodi l’ora distingue la normalità dalla patologia, infatti, un numero minimo di episodi apneici si osserva anche nei soggetti normali .&lt;br /&gt;Gastaut  e collaboratori descrissero per primi tre tipi di apnea: ostruttiva, centrale e mista. La forma ostruttiva è quella tipica delle OSAS, caratterizzata da una cessazione del passaggio dell’aria e dalla persistenza dei movimenti della parete toracica.&lt;br /&gt;La forma centrale invece è una forma meno comune che interessa bambini che hanno un’immaturità del centro di controllo del respiro o adulti affetti da patologie cerebrovascolari o neuromuscolari o più spesso accompagna il respiro di Cheyne- Stokes. In questo caso la cessazione del flusso aereo è causata dall’abolizione transitoria del drive a tutti i muscoli respiratori, infatti, durante l’apnea non si osservano i movimenti della gabbia toracica che invece sono presenti nella forma ostruttiva.&lt;br /&gt;La forma mista deriva dall’associazione delle altre due: infatti, un paziente affetto da apnee di tipo centrale può presentare anche delle caratteristiche delle vie aeree tali da favorirne il collasso e quindi presentare anche delle forme ostruttive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;EPIDEMIOLOGIA DELL’OSAS&lt;br /&gt;Sono stati eseguiti molti studi epidemiologici al fine di stabilire la prevalenza delle OSAS nella popolazione. I risultati però sono spesso discordanti e comprendono ampi range di valori, a causa dei diversi metodi utilizzati per la diagnosi, della definizione della sindrome cui si fa riferimento e del campione di studio selezionato.&lt;br /&gt;In uno studio  condotto in Inghilterra nel 2004 la prevalenza dei soggetti che presentavano un’importante sonnolenza diurna associata alla necessità di utilizzare la C-PAP è stata stimata essere intorno allo 0,5% su una popolazione di media età (48,2 anni) ed un BMI medio di 24.9, mentre raggiungeva l’1,5% in una popolazione costituita da soggetti con un’età media di 52 anni e un BMI di 27.1. Tale valore però aumentava fino al 24% se venivano inclusi nel gruppo dei pazienti affetti da OSAS tutti quei soggetti che avevano più di 5 episodi/ora di apnee o ipopnee durante il sonno descritti con la polisonnografia. Infine i risultati ottenuti considerando le OSAS un’associazione tra più di 5 episodi/ora di apnea o ipopnee e evidenti sintomi diurni stimavano una prevalenza del 4% negli uomini e del 2% nelle donne.&lt;br /&gt;Diversi i risultati ottenuti in altri studi condotti in USA, in questi, infatti, la prevalenza è stata stimata essere tra il 3 e il 28% per le OSAS di grado lieve definite da un AHI &gt; 5 e tra l’1 e il 14% per le OSAS di grado moderato con un AHI &gt;15.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’obesità, soprattutto quella viscerale, può contribuire allo sviluppo delle apnee attraverso diversi meccanismi .&lt;br /&gt;Nell’obesità grave il diaframma è spinto verso l’alto e questo spostamento è maggiore nella posizione supina, la conseguenza è una minore capacità di contrazione da parte di questo muscolo associata ad una riduzione dei volumi polmonari. Questi fattori potrebbero favorire anche un restringimento della faringe e quindi lo sviluppo delle apnee.&lt;br /&gt;Un’altra ipotesi è che il grasso viscerale comporti un incremento dell’attività dei muscoli respiratori portando alla produzione di una pressione negativa al punto tale da collassare le vie aeree superiori durante la fase inspiratoria.&lt;br /&gt;Infine l’osservazione che la circonferenza del collo fosse uno dei principali fattori di predizione della sindrome ha fatto ipotizzare che il suo sviluppo fosse correlato con la distribuzione del grasso corporeo. Nel 1997 è stato condotto uno studio  su 37 pazienti con obesità primaria aventi un BMI medio di 36.8 + 6.8 kg/m2; con l’uso della TC è stata fatta una stima delle aree di tessuto adiposo in alcuni distretti quali testa, torace, addome, avambracci, braccia, cosce e polpacci: l’area di tessuto adiposo viscerale risultava essere maggiore nei 21 pazienti con OSAS rispetto agli altri. Quindi sono stati eseguiti una serie di studi con la risonanza magnetica che hanno attribuito la riduzione del calibro alla presenza di depositi di grasso intorno alle vie aeree, depositi distribuiti in modo prevalente a livello delle pareti laterali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Figura I- Influenza dell’obesità nello sviluppo delle apnee  &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CLINICA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sindrome delle apnee notturne ha un forte impatto sulla qualità e la quantità di vita dei pazienti che ne sono affetti. La mortalità di questi pazienti, infatti, è aumentata rispetto a quella della popolazione generale sia a causa delle complicanze cardiovascolari che la sindrome comporta, essa espone i pazienti ad un alto rischio di eventi acuti, sia a causa di un aumentato rischio di incidenti stradali determinati dall’insorgenza del “colpo di sonno”, frequente in questi pazienti data la scarsa efficienza del riposo notturno . &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche la qualità di vita è molto compromessa, in quanto i pazienti riferiscono spesso una difficoltà di concentrazione, una riduzione del rendimento lavorativo e una compromissione della loro vita sociale a causa dell’insorgenza di cefalea e depressione.&lt;br /&gt; Alla base dei disturbi presenti nel quadro clinico delle OSAS possono essere identificati principalmente due eventi: le alterazioni della qualità, quantità e struttura del sonno, da cui derivano disturbi di tipo psichiatrico e neurologico; la ricorrenza di periodi di ipossiemia durante il sonno che provocano alterazioni funzionali del sistema respiratorio e cardiocircolatorio.&lt;br /&gt;ALTERAZIONI ENDOCRINE E DEL METABOLISMO &lt;br /&gt;La sindrome delle apnee notturne sembra avere un impatto importante anche sulle funzioni metaboliche, si è visto, infatti, che i pazienti affetti da questa patologia hanno un rischio di sviluppare insulino-resistenza e intolleranza glucidica maggiore rispetto ai pazienti esclusivamente obesi .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In uno studio francese  condotto su 494 pazienti, si è osservata una maggiore prevalenza di diabete tipo-2 e di intolleranza al glucosio (IGT) nei pazienti con OSAS rispetto al gruppo di controllo. Da questo studio è risultata una correlazione tra la glicemia misurata dopo carico di glucosio, la sensibilità all’insulina e la gravità delle OSAS, espressa in termini di AHI.&lt;br /&gt;Le ipotesi sulle possibili cause alla base delle alterazioni del metabolismo glucidico sono molteplici. Dionne  e collaboratori hanno suggerito che l’ipossia possa agire determinando una riduzione della produzione di ATP nelle beta cellule del pancreas.  Invece dai risultati ottenuti in studi su animali l’insulino-resistenza sarebbe determinata da una ridotta responsività dei recettori insulinici all’azione dell’ormone e ad una ridotta attività della tirosin-chinasi durante l’ipossia. Il ruolo determinante dell’ipossia è stato confermato anche da un altro studio in cui si è trovata una stretta correlazione tra il grado di ipossia e la sensibilità insulinica.&lt;br /&gt;Si è ipotizzato che anche l’attività del sistema simpatico, alterata nei pazienti affetti da OSAS durante la notte, potesse facilitare lo sviluppo dell’intolleranza al glucosio e l’insulino-resistenza.&lt;br /&gt;L’ipotesi più recente riguarda le alterazioni dei livelli di leptina, un ormone prodotto dal tessuto adiposo che ha un importante ruolo nel regolare l’assunzione di cibo. Gli obesi presentano solitamente alti livelli di questo ormone a causa di una leptino-resistenza. I soggetti affetti da OSAS presentano addirittura dei livelli di leptina più elevati rispetto ai soggetti obesi, indipendentemente dalla massa grassa.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La leptina potrebbe favorire sia le alterazioni metaboliche specialmente per quanto concerne l’insulino-resistenza, sia dall’altra potrebbe favorire lo sviluppo delle apnee, infatti, in alcuni studi condotti su animali si è visto che la leptina previene la depressione respiratoria e che una sua carenza può indurre un’ipoventilazione.&lt;br /&gt;Oltre alle alterazioni degli ormoni coinvolti nel controllo del metabolismo glucidico sono state riscontrati nei pazienti con OSAS alterati livelli di quelli dell’asse ipotalamico-ipofisario.&lt;br /&gt;Uno tra i più studiati è il GH, si è osservato, infatti, che nelle OSAS come nell’obesità si ha una riduzione della produzione di questo ormone associato con normali o bassi livelli di IGF-1. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In uno studio più recente si è visto che nei pazienti affetti da OSAS si ha anche una ridotta sensibilità periferica all’azione del GH.&lt;br /&gt; Inoltre la produzione di ACTH in risposta al CRH risulta aumentata, in maniera maggiore che nei soggetti obesi . E’ stato ipotizzato che le alterazioni sia del GH che dell’ACTH sono da riferire all’ipossia o alla frammentazione del sonno, infatti, dopo tre mesi di trattamento con C-PAP i valori tornano nella norma anche senza un evidente calo ponderale. Le alterazioni che riguardano gli altri ormoni del sistema ipotalamico-ipofisario hanno riportato risultati discordanti e non ancora certi, ma è stata riscontrata una riduzione dei livelli di ormoni tiroidei, di LH, di testosterone e di aldosterone e cortisolo in molti dei pazienti affetti da OSAS.&lt;br /&gt;Infine le OSAS possono essere considerate un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo della sindrome metabolica. In uno studio condotto su 104 pazienti, di cui 61 affetti da OSAS sono stati misurati la glicemia, l’insulinemia, i lipidi plasmatici e i valori pressori. Da questo studio è emerso che i pazienti affetti da OSAS presentano livelli di pressione più alti, un’elevata concentrazione di insulina e trigliceridi, un aumento delle LDL e una riduzione delle HDL indipendentemente dall’obesità. Inoltre è stato stimato che la sindrome metabolica è  9.1 volte più frequente nei soggetti con OSAS rispetto agli obesi. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riteniamo interessante proporre qui uno studio eseguito dagli autori inerente alla valutazione del metabolismo a riposo, della composizione corporea e dei referti polisonnografici in pazienti obesi affetti da OSAS. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VARIAZIONE DEI REFERTI CALORIMETRICI IN PAZIENTI OBESI AFFETTI DA OSAS SOTTOPOSTI A TERAPIA DIETETICA E COMPORTAMENTALE&lt;br /&gt;L’obesità è una condizione molto frequente nei soggetti affetti da apnee notturne, ed è stato dimostrato che l’incremento del BMI di una deviazione standard comporta un aumento del rischio di sviluppare OSAS di quattro volte. Se da una parte l’obesità sembra avere un forte impatto sullo sviluppo delle OSAS, infatti, in molti studi si è riscontrato un netto miglioramento del quadro clinico dopo calo ponderale , dall’altra l’osservazione che i pazienti affetti da OSAS trovano molte difficoltà a perdere peso ha fatto ipotizzare che questa sindrome sia associata a delle alterazioni del metabolismo che potrebbero contribuire allo sviluppo dell’obesità e complicherebbero ulteriormente la sua gestione.&lt;br /&gt;I pazienti affetti da osas, però non hanno un apporto costante di ossigeno ai tessuti, a causa delle desaturazioni che seguono le apnee e potrebbero avere delle alterazioni del metabolismo, in particolare di quello lipidico, in quanto i grassi richiedono una quantità di ossigeno maggiore rispetto agli altri nutrienti per essere ossidati.&lt;br /&gt;Uno studio che avvalora questa ipotesi è quello di Bonanni e collaboratori, i quali partendo dall’osservazione che i pazienti affetti da OSAS si lamentano spesso di un’intolleranza all’attività fisica ed hanno una maggiore suscettibilità all’esercizio , hanno ipotizzato una possibile alterazione del metabolismo muscolare. Un deterioramento del metabolismo del muscolo e una modificazione della concentrazione di lattato durante l’esercizio massimale erano stati già dimostrati in uno studio precedente. Mentre inizialmente l’iperproduzione di lattato era stata attribuita ad un’alterazione del sistema nervoso simpatico, in quanto la stimolazione adrenergica della glicogenolisi muscolare rappresenta uno dei fattori più importanti nella sua formazione, in accordo con alcuni studi che avevano confermato dei livelli più alti di epinefrina e norepinefrina nei soggetti con OSAS durante l’esercizio, successivamente tale ipotesi fu smentita in quanto la quantità di lattato prodotta non correlava con i livelli di catecolamine. E’ stato ipotizzato  quindi che l’aumentata produzione e la diminuita rimozione del lattato siano dovute principalmente ad un difetto del metabolismo ossidativo nei muscoli dei soggetti affetti da OSAS, a causa dell’adattamento di questi tessuti all’ipossiemia notturna cronica. Tali alterazioni inoltre potrebbero spiegare le modificazioni mitocondriali delle miofibre scheletriche, simili a quelli che si riscontrano nei soggetti esposti ad un’ipossia cronica a causa dell’altitudine, e in parte anche l’aumento della produzione di specie reattive dell’ossigeno nei neutrofili di questi pazienti.&lt;br /&gt; In conclusione questi dati farebbero ipotizzare che la sindrome delle apnee notturne possa avere un impatto tale sul metabolismo da rendere ancora più difficoltoso il calo ponderale.&lt;br /&gt;Diverse le conclusioni di Stenlof e collaboratori , i quali hanno condotto uno studio su 11 pazienti misurando il metabolismo prima e dopo trattamento con C-PAP. Da questo studio, infatti, è emerso un dispendio energetico più elevato, in particolare durante il sonno, nei pazienti affetti da OSAS prima della terapia e una sua normalizzazione dopo il trattamento. &lt;br /&gt;Lo scopo del nostro studio è di valutare attraverso l’utilizzo della calorimetria indiretta il metabolismo basale dei pazienti prima e dopo calo ponderale, anche in relazione alla modificazione di altri parametri, quali il quoziente respiratorio, la composizione corporea, i valori antropoplicometrici e i reperti polisonnografici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   PAZIENTI E METODI&lt;br /&gt;Tra i pazienti afferenti al Day Hospital di Neurofisiopatologia del Policlinico Tor Vergata sono stati selezionati 16 pazienti, di cui 12 maschi e 4 femmine, con un BMI &gt; 25 e con diagnosi polisonnografica di sindrome delle apnee notturne da lieve a grave.&lt;br /&gt;Sono stati esclusi dallo studio i pazienti portatori di patologie endocrine e dismetaboliche, patologie cardiovascolari, disturbi del comportamento alimentare, con malattie infiammatorie croniche e in trattamento farmacologico.&lt;br /&gt;I soggetti così selezionati sono stati sottoposti ad un iter diagnostico di routine presso gli ambulatori di Nutrizione Clinica del Policlinico di Tor Vergata, comprendente un accurato esame anamnestico, con particolare attenzione all’anamnesi alimentare e l’esecuzione di alcune indagini ematochimiche. Gli esami ematochimici sono stati richiesti con il fine di valutare lo stato generale del paziente (emocromo completo; elettroliti ematici quali Na, K, Ca, Mg, P; sideremia, ferritina e transferrina), lo stato metabolico (glicemia, insulinemia, Hb1Ac, trigliceridi e colesterolo totale e frazionato), la funzione epatica (GOT, GPT e gamma-GT) e la funzione renale (creatinina, azotemia, uricemia e protidogramma).&lt;br /&gt;Prima di iniziare una terapia dietetico-comportamentale i pazienti sono stati sottoposti ad una valutazione del dispendio energetico e della composizione corporea.&lt;br /&gt;Dopo essere stati sottoposti a queste indagini i pazienti hanno seguito una terapia dietetico-comportamentale per un periodo di circa tre mesi, con la formulazione di un piano dietoterapico personalizzato.&lt;br /&gt;E’ stata utilizzata una dieta ipocalorica e normocomposta, costituita per il 55% da carboidrati per lo più a basso indice glicemico, per il 30% da grassi e per il restante 15% da proteine, con l’aggiunta di almeno 30 g/die di fibre. La nota peculiare era rappresentata dal fatto che in ogni pasto della giornata dovevano essere presenti tutti i macronutrienti contemporaneamente. Attraverso uno specifico equilibrio tra i macronutrienti di ogni pasto, configurabile come un rapporto numerico tra proteine e carboidrati intorno a 0,75, ottenibile associando 4 g di carboidrati ad ogni 3 g di proteine, si raggiunge infatti un controllo dell’equilibrio ormonale, sia a livello dei valori di insulina e glucagone sia per quanto riguarda gli ormoni autocrini e paracrini. Nell’ambito dell’obesità questo controllo ormonale attraverso il cibo si tradurrebbe in un controllo della velocità di assimilazione di proteine e carboidrati e in un’ottimizzazione dell’utilizzo dei lipidi. Secondo i presupposti teorici di questa dieta, l’attivazione dell’utilizzo dei grassi di riserva permetterebbe di ridurre l’apporto calorico esterno.&lt;br /&gt;La terapia comportamentale associata alla dieta aveva il fine di ottenere un cambiamento delle abitudini di vita, in modo da favorire il calo ponderale e soprattutto mantenerlo. Lo scopo di tale terapia era quello di ridurre la sedentarietà e garantire un’attività fisica di tipo aerobico e di intensità moderata per almeno due volte la settimana.&lt;br /&gt;In ultimo sono stati distribuiti prima del trattamento dietetico i questionari della Standford Sleepiness Scale, con una rivalutazione al termine della terapia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;RISULTATI &lt;br /&gt;Dei 16 pazienti selezionati 11 hanno completato lo studio. Il confronto tra le mediane delle variabili per le due rilevazioni del gruppo di pazienti che ha completato il protocollo mostra delle variazioni significative per quanto riguarda il peso (p= 0.001), il BMI (p= 0.001) e la circonferenza del collo (p= 0.003) che risultano ridotti.&lt;br /&gt;E’ risultato ridotto in modo significativo anche il punteggio della Standford Sleepiness Scale (p= 0.003), la quantità di massa grassa (0.036), il metabolismo basale (p=0.008) e il metabolismo basale in rapporto alla massa magra (P=0.008).&lt;br /&gt;Non si sono riscontrate invece variazioni significative della quantità di acqua totale ed intracellulare, dei valori di pressione arteriosa e del quoziente respiratorio.&lt;br /&gt;E’ risultata inoltre un’associazione significativa tra il peso e la circonferenza del collo (0.668; p= 0.025), tra il peso e il punteggio dello Standford Sleepiness Scale (0.841; p=0.001) e tra il metabolismo basale e la quantità di massa grassa (-0.69; p=0.019).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DISCUSSIONE&lt;br /&gt;I risultati del nostro studio, in accordo con i precedenti lavori, confermano l’importanza del calo ponderale nella terapia delle OSAS.&lt;br /&gt;Tutti i pazienti, infatti, hanno mostrato una significativa associazione tra il peso e la circonferenza del collo, in particolare i pazienti che hanno perso molto peso hanno avuto un’importante variazione: il caso 5 che ha avuto un calo ponderale di 22.4 Kg è passato da una circonferenza collo di 50.6 cm a 46 cm, quindi con una variazione di 4.6 cm, mentre il caso 8 che ha perso solo 2.6 Kg ha mostrato una variazione della circonferenza collo di 0.3 cm. La variazione della circonferenza del collo può essere ritenuta un importante indice di miglioramento, come è emerso da precedenti studi, in quanto uno dei principali elementi patogenetici delle apnee è costituito dalla deposizione di tessuto adiposo intorno alle vie aeree superiori. Questo dato è stato confermato anche nel nostro studio, in quanto la riduzione della circonferenza collo si è associata positivamente al punteggio della Standford Sleepiness Scale, un indicatore della qualità della vita del paziente. I risultati del questionario hanno mostrato, infatti, la riduzione media di 1 punto dopo calo ponderale, soprattutto in associazione alla circonferenza collo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Figura 7- Regressione lineare multivariata (Δ collo/Δ SSS).&lt;br /&gt;        &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda i dati calorimetrici i risultati mostrano una riduzione mediana del metabolismo basale di circa 400 Kcal dopo il trattamento dietetico, nonostante nella BIA non sia emersa una significativa variazione della massa magra(figura 8). Questo dato potrebbe essere interpretato da una parte come una semplice risposta dell’organismo ad una dieta ipocalorica, dall’altra potrebbe avvalorare l’ipotesi di Stenlof e collaboratori, secondo i quali i pazienti affetti da OSAS mostrano un dispendio energetico a riposo più elevato, che si riduce con il miglioramento della sindrome. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Figura 8- Variazioni del peso (p= 0.001) e del metabolismo (p=0.008) dopo terapia dietetico-comportamentale &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quoziente respiratorio invece non ha mostrato significative variazioni, restando intorno ad un valore di 0.8 e non riducendosi come ci si poteva aspettare per il miglioramento dell’ossidazione lipidica. &lt;br /&gt;In realtà questo risultato potrebbe essere alterato da un falso valore di partenza del QR dovuto alla particolarità della sindrome delle apnee notturne: infatti nella posizione supina, quale è quella che il paziente assume durante la calorimetria, si può avere un collasso delle vie aeree e quindi il manifestarsi di episodi di apnee ed ipoapnee, che si traducono in un’ipoventilazione.  Dato che il QR rappresenta il rapporto tra anidride carbonica ed ossigeno, è evidente come l’ipoventilazione agisca riducendolo in modo fittizio. Si può quindi ipotizzare che l’eventuale miglioramento dell’ossidazione lipidica, che si traduce in una riduzione del QR, sia coperto da un miglioramento della respirazione, dovuto alla perdita di peso, che porta ad un aumento del QR e che il risultato dei due effetti sia proprio quello della non variazione del QR. Infatti, se si valuta il QR per singolo paziente si osserva che in 5 degli 11 soggetti c’è stato addirittura un aumento, probabilmente a causa di una prevalenza del meccanismo respiratorio, mentre in 4 pazienti si è ridotto, in quanto è prevalso l’effetto del miglioramento del metabolismo lipidico e in due pazienti non si è modificato figura 9).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Figura 9- Variazioni del QR in ciascun paziente.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONCLUSIONI&lt;br /&gt;L’entità del campione selezionato e il breve tempo di follow-up non permettono di giungere a delle conclusioni definitive, tuttavia da questo studio sono emersi alcuni dati interessanti.&lt;br /&gt;Innanzitutto si è osservata un’importante associazione tra peso e sintomatologia valutata con lo Standford Sleepiness Scale, soprattutto in relazione alla circonferenza del collo, a conferma dell’ipotesi secondo cui uno dei principali fattori patogenetici delle apnee notturne negli obesi sia la deposizione di tessuto adiposo intorno alle vie aeree superiori.&lt;br /&gt;Inoltre, sebbene il metabolismo basale dei pazienti si sia ridotto dopo la terapia dietetica, la non riduzione del quoziente respiratorio ha aperto nuovi quesiti sulle eventuali modificazioni dell’ossidazione lipidica. Gli episodi di apnea ed ipopnea che i pazienti manifestano durante la calorimetria indiretta, infatti, potrebbero inficiare il risultato e quindi dare dei valori iniziali di QR più bassi di quanto lo fossero in realtà. La calorimetria non si dimostrerebbe quindi efficace nel misurare le variazioni del metabolismo lipidico in questi pazienti, che si tradurrebbero in una riduzione del QR; sono per questo necessari ulteriori studi per valutare se il calo ponderale riducendo il numero delle apnee e quindi le desaturazioni notturne possa anche favorire un miglioramento metabolico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-6556974606187137030?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/6556974606187137030/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=6556974606187137030' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/6556974606187137030'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/6556974606187137030'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2008/10/aspetti-metabolici-della-sindrome-delle.html' title='ASPETTI METABOLICI DELLA SINDROME DELLE APNEE NOTTURNE'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-1276689691176383497</id><published>2008-09-12T08:58:00.002+02:00</published><updated>2008-09-12T09:01:40.157+02:00</updated><title type='text'>La dieta mediterranea</title><content type='html'>da corriere.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Postiamo l'ennesima prova sui benefici della dieta mediterranea. Certo non possiamo consumare la dieta dei nostri nonni come molti vorrebbero (il dispendio energetico medio è molto cambiato da allora). Ma sicuramente questo nostro modello di alimentazione va preservato. Questa è una priorità, un punto fondamentale per la salute pubblica nel nostro paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;br /&gt;Seguire «davvero» la dieta mediterranea garantisce una significativa protezione nei confronti della mortalità per qualunque causa e dell'incidenza delle principali patologie cronico-degenerative come quelle del cuore e dei vasi, i tumori, il morbo di parkinson e quello di Alzheimer. A ribadirlo con argomentazioni scientifiche ancora più solide che in passato è una metanalisi, cioè una revisione di dati a disposizione da studi precedenti, condotta da specialisti dellìUniversità diFirenze e dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, pubblicata sul prestigioso British Medcil Journal.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LO STUDIO - Le ricerche prese in considerazione dai ricercatori toscani hanno «sezionato» le abitudini alimentari e lo stato di salute di più di 1,5 milioni di persone seguite dai 3 ai 18 anni. Tutti gli studi esaminati utilizzavano un punteggio numerico, chiamato punteggio di aderenza, per calcolare quanto fedelmente veniva seguita la dieta Mediterranea,. Dall’analisi di questi dati è emerso che coloro che aderivano in maniera rigorosa alla dieta Mediterranea avevano un significativo miglioramento dello stato di salute con una riduzione del 9% della mortalità totale, del 9% della mortalità per cause cardiovascolari, del 13% dell’incidenza di patologie come Parkinson e Alzheimer, e del 6% dell’incidenza o mortalità per tumori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LE CONSEGUENZE - I risultati di questo studio, presentano importanti implicazioni per la salute pubblica, in particolar modo nel ridurre il rischio di morte prematura nella popolazione generale. Inoltre confermano le raccomandazioni delle correnti linee guida delle più importanti società scientifiche che incoraggiano il profilo dietetico di tipo Mediterraneo per la prevenzione delle principali malattie cronico-degenerative. La dieta mediterranea prevede un consumo abbondante di frutta, verdura, carboidrati complessi, olio di oliva, pesce, e meno di carne, insaccati, formaggi e derivati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MA GLI ITALIANI NON LA FANNO - Ma se da un parte lo studio dell'università di Firenze è una buona notizia, dall'altra è «sconfortante», visto che In Italia la dieta mediterranea viene seguita sempre meno. Secondo i dati forniti da Coldiretti, infatti. è in costante calo il consumo dei prodotti che ne ccostituiscono le fondamenta. Nel 2008 quello di frutta è calato del 2,6 per cento, quello di olio di oliva del 2,8, quello del pane del 2,5 e quello della verdura dello -0,8. Certamente parte della responsabilità è da sscrivere alla crescita dei prezzi di questi generi alimenmtari, ma è innegabile che lo stile di vita e i gusti degli italiani si siano negli ultimi decenni inesorabilmente «occidentalizzat», spostandosi sempre di più verso un'alimentazione ricca di carne e grassi animali in genere.&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-1276689691176383497?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/1276689691176383497/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=1276689691176383497' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/1276689691176383497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/1276689691176383497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2008/09/la-dieta-mediterranea.html' title='La dieta mediterranea'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-2956585714683277232</id><published>2008-08-20T16:27:00.004+02:00</published><updated>2008-08-20T16:46:08.869+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='promotori della crescita'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='carne'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='alimentazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bambino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='7-beta estradiolo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dieta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='salute pubblica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ormoni'/><title type='text'>Gli ormoni nella carne: review su un grave problema di salute pubblica</title><content type='html'>di Mauro Lombardo&lt;br /&gt;www.maurolombardo.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ esposizione eccessiva agli ormoni ha potenziali conseguenze avverse per la salute umana, in particolare per le alterazioni che comporta nei riguardi delle ghiandole endocrine nella fase  puberale, del sistema immunitario e per gli effetti genotossici e carcinogenici. Sei ormoni della crescita utilizzati per la produzione di carne (17-beta estradiolo, progesterone, testosterone, zeranolo e acetato di trenbolone e di melengesterolo) possono, a seconda dei casi, avere effetti deleteri sulla salute umana. In particolare il gruppo più a rischio è costituito dai bambini e dai  ragazzi fino alla pubertà. Le prove esistenti sono sufficienti a dimostrarlo, anche se riguardano livelli diversi e i dati disponibili non consentono una valutazione quantitativa dei rischi, che sono comunque reali anche in caso di impiego di piccole dosi. Infatti, per nessuno di questi ormoni è possibile stabilire una soglia critica. Il 17-beta estradiolo è stato al contrario identificato come sostanza cancerogena completa; ha l’effetto sia di avviare sia di promuovere lo sviluppo del tumore (IARC, 1987).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’utilizzo di antibiotici e di  promotori della crescita in zootecnia è diffuso allo scopo di diminuire i grassi di deposito e aumentare la massa muscolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La constatazione dei rischi correlati all’uso di queste sostanze ha portato l’Unione ad adottare alcune direttive per regolamentare in modo uniforme la materia. Recente è al riguardo l’attuazione  in Italia delle direttive n. 96/22 CE e 96/23 CE concernenti il divieto di utilizzazione di sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze beta antagoniste nelle produzioni di animali. Al contrario negli Usa, in Canada e in alcuni altri Paesi terzi, gli ormoni approvati possono essere acquistati senza ricette ed essere utilizzati senza la supervisione di veterinari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una serie di dati sperimentali e di ricerche epidemiologiche hanno dimostrato la tossicità degli estrogeni di sintesi sia nell’animale che nell'uomo. Il dietilstilbestrolo (DES), che è tra gli estrogeni di sintesi il più usato per il suo basso costo, se somministrato per lunghi periodi a basse dosi (0,1-2 ng per kg di peso), provoca nell'animale da esperimento alterazioni istologiche nel fegato, nel rene, nei tubuli seminiferi e negli spermatozoi, inducendo seri disturbi delle funzioni riproduttive. I metaboliti degli estrogeni hanno, inoltre,  la capacità di danneggiare il DNA e causare mutazioni (Service, 1998). Tale proprietà potrebbe essere l’evento di partenza per molti tumori umani, inclusi i tumori di seno, utero, ovaie, prostata e, probabilmente, del cervello (Cavalieri et al., 1998). L’eccessivo consumo di estrogeni comporta nell’uomo  un effetto feed-back negativo degli ormoni con arresto della spermatogenesi e azospermia nel maschio, interruzione del ciclo ovarico, blocco  dell’ovulazione, irregolarità mestruali e infertilità nella donna (Perez-Comas, 1988). La somministrazione di basse dosi di estradiolo (4μg/giorno) a bambini del peso di 30-40 kg causa un accelerazione superiore al 60% della crescita ossea rispetto ai parametri fisiologici e, sia nei maschi che nelle femmine, anomalie dello sviluppo sessuale e della pubertà: telarca, pubarca, ovarian stimulation syndrome, POS (Perez-Comaz, 1988; Fara etal., 1979; Pasquino et al).&lt;br /&gt;In Italia il legislatore vieta in maniera assoluta l’uso di sostanze ormonali a scopo auxinico nell’animale da allevamento. Tuttavia, verso la fine degli anni 70, sono stati ripetutamente osservati dai pediatri bambini che presentavano i sintomi caratteristici dei soggetti esposti accidentalmente a sostanze estrogeniche. Poiché queste osservazioni hanno assunto talora un carattere epidemico, è sorto il sospetto che la causa di tali manifestazioni fosse l’ingestione in maniera più o meno continuativa di carni, soprattutto vitello, contenenti estrogeni. Dato che la carne di vitello è molto usata fin dal primo anno di vita  nell’alimentazione del bambino, sotto forma di omogeneizzati, l’eventuale presenza di sostanze estrogeniche negli alimenti carnei, in particolare di vitello, e la conseguente possibilità di ingestione reiterativa di tali sostanze fin dall'inizio dell'età evolutiva hanno sollevato un problema molto delicato. Nel 1978 l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha eseguito uno studio dettagliato sugli effetti farmaco-tossicologici degli ormoni sessuali usati illegalmente come auxinici in zootecnia e sull’eventuale rischio della popolazione esposta. Degli 82 campioni giunti all’lSS entro l'anno 1980, ben 78 sono stati trovati positivi per la presenza di sostanze ad attività estrogenica, determinata qualitativamente come DES. La quantità trovata era notevole (da 30 a 150 pg per kg di omogeneizzato) e corrispondeva alla dose potenzialmente cancerogena per il topo. Si poteva spiegare il riscontro di quantità così elevate solamente ipotizzando che nel prodotto omogeneizzato fossero presenti quelle parti muscolari dell’animale che erano state sede dell’iniezione di DES. È noto, infatti, che l’estrogeno sintetico, una volta iniettato nel vitello, non viene interamente assorbito in circolo, ma almeno il 10-20% (pari a circa 10-30mg di DES) può rimanere per molti mesi nel tessuto sede di iniezione.&lt;br /&gt;Sono tuttavia necessari ulteriori studi per la quantificazione del livello di antibiotici e di  promotori della crescita nelle carni consumate nelle nostre tavole e ulteriori valutazioni quantitative del rischio legate all’assunzione di queste sostanze.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-2956585714683277232?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/2956585714683277232/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=2956585714683277232' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/2956585714683277232'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/2956585714683277232'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2008/08/gli-ormoni-nella-carne-review-su-un.html' title='Gli ormoni nella carne: review su un grave problema di salute pubblica'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-923315188585005383</id><published>2008-07-20T10:22:00.000+02:00</published><updated>2008-07-20T10:34:05.379+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='C'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schizofrenia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Omega-3'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='B12'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='farmaconutrizione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='B6'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cervello'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vitamine'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='depressione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alzheimer'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='A'/><title type='text'>Omega-3: nuove evidenze</title><content type='html'>&lt;p&gt;Diversi studi mostrano evidenze sempre più' convincenti su ruolo degli omega-3, non solo per la protezione dalle malattie cardiovascolari, ma anche per una sorta di "farmaconutrizione" per il cervello. Ne riporto di seguito uno molto interessante  che potete trovare integralmente &lt;a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18568016?ordinalpos=1&amp;amp;itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVDocSum"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;"Food is like a pharmaceutical compound that affects the brain," said Fernando Gómez-Pinilla, a UCLA professor of neurosurgery and physiological science who has spent years studying the effects of food, exercise and sleep on the brain. "Diet, exercise and sleep have the potential to alter our brain health and mental function. This raises the exciting possibility that changes in diet are a viable strategy for enhancing cognitive abilities, protecting the brain from damage and counteracting the effects of aging."&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Gómez-Pinilla analyzed more than 160 studies about food's affect on the brain; the results of his analysis appear in the journal Nature Reviews Neuroscience.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Omega-3 fatty acids -- found in salmon, walnuts and kiwi fruit -- provide many benefits, including improving learning and memory and helping to fight against such mental disorders as depression and mood disorders, schizophrenia, and dementia, said Gómez-Pinilla, a member of UCLA's Brain Research Institute and Brain Injury Research Center.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Synapses in the brain connect neurons and provide critical functions; much learning and memory occurs at the synapses, Gómez-Pinilla said.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;"Omega-3 fatty acids support synaptic plasticity and seem to positively affect the expression of several molecules related to learning and memory that are found on synapses," Gómez-Pinilla said. "Omega-3 fatty acids are essential for normal brain function.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;"Dietary deficiency of omega-3 fatty acids in humans has been associated with increased risk of several mental disorders, including attention-deficit disorder, dyslexia, dementia, depression, bipolar disorder and schizophrenia," he said. "A deficiency of omega-3 fatty acids in rodents results in impaired learning and memory."&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Children who had increased amounts of omega-3 fatty acids performed better in school, in reading and in spelling and had fewer behavioral problems, he said.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Preliminary results from a study in England show that school performance improved among a group of students receiving omega-3 fatty acids. In an Australian study, 396 children between the ages 6 and 12 who were given a drink with omega-3 fatty acids and other nutrients (iron, zinc, folic acid and vitamins A, B6, B12 and C) showed higher scores on tests measuring verbal intelligence and learning and memory after six months and one year than a control group of students who did not receive the nutritional drink. This study was also conducted with 394 children in Indonesia. The results showed higher test scores for boys and girls in Australia, but only for girls in Indonesia.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Getting omega-3 fatty acids from food rather than from capsule supplements can be more beneficial, providing additional nutrients, Gómez-Pinilla said.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Scientists are learning which omega-3 fatty acids seem to be especially important. One is docosahexaenoic acid, or DHA, which is abundant in salmon. DHA, which reduces oxidative stress and enhances synaptic plasticity and learning and memory, is the most abundant omega-3 fatty acid in cell membranes in the brain.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;"The brain and the body are deficient in the machinery to make DHA; it has to come through our diet," said Gómez-Pinilla, who was born and raised in salmon-rich Chile and eats salmon three times a week, along with a balanced diet. "Omega-3 fatty acids are essential."&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A healthy diet and exercise can also reduce the effect of brain injury and lead to a better recovery, he said.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Recent research also supports the hypothesis that health can be passed down through generations, and a number of innovative studies point to the possibility that the effects of diet on mental health can be transmitted across generations, Gómez-Pinilla said.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A long-term study that included more than 100 years of birth, death, health and genealogical records for 300 Swedish families in an isolated village showed that an individual's risk for diabetes and early death increased if his or her paternal grandparents grew up in times of food abundance rather than food shortage.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;"Evidence indicates that what you eat can affect your grandchildren's brain molecules and synapses," Gómez-Pinilla said. "We are trying to find the molecular basis to explain this."&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Controlled meal-skipping or intermittent caloric restriction might provide health benefits, he said.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Excess calories can reduce the flexibility of synapses and increase the vulnerability of cells to damage by causing the formation of free radicals. Moderate caloric restriction could protect the brain by reducing oxidative damage to cellular proteins, lipids and nucleic acids, Gómez-Pinilla said.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;The brain is highly susceptible to oxidative damage. Blueberries have been shown to have a strong antioxidant capacity, he noted.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In contrast to the healthy effects of diets that are rich in omega-3 fatty acids, diets high in trans fats and saturated fats adversely affect cognition, studies indicate.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Junk food and fast food negatively affect the brain's synapses, said Gómez-Pinilla, who eats fast food less often since conducting this research. Brain synapses and several molecules related to learning and memory are adversely affected by unhealthy diets, he said.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Emerging research indicates that the effects of diet on the brain, combined with the effects of exercise and a good night's sleep, can strengthen synapses and provide other cognitive benefits, he added.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In Okinawa, an island in Japan where people frequently eat fish and exercise, the lifespan is one of the world's longest, and the population has a very low rate of mental disorders, Gómez-Pinilla noted.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Folic acid is found in various foods, including spinach, orange juice and yeast. Adequate levels of folic acid are essential for brain function, and folate deficiency can lead to neurological disorders such as depression and cognitive impairment. Folate supplementation, either by itself or in conjunction with other B vitamins, has been shown to be effective in preventing cognitive decline and dementia during aging and enhancing the effects of antidepressants. The results of a recent randomized clinical trial indicate that a three-year folic acid supplementation can help reduce the age-related decline in cognitive function.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In patients with major depression and schizophrenia, levels of a signaling molecule known as brain-derived neurotrophic factor, or BDNF, are reduced. Antidepressants elevate BDNF levels, and most treatments for depression and schizophrenia stimulate BDNF. Here, too, omega-3 fatty acids are beneficial, as is the curry spice curcumin, which has been shown to reduce memory deficits in animal models of Alzheimer's disease and brain trauma. BDNF is most abundant in the hippocampus and the hypothalamus -- brain areas associated with cognitive and metabolic regulation.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;The high consumption of curcumin in India may contribute to the low prevalence of Alzheimer's disease on the subcontinent.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In humans, a mutation in a BDNF receptor has been linked to obesity and impairments in learning and memory.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;"BDNF is reduced in the hippocampus, in various cortical areas and in the serum of patients with schizophrenia," Gómez-Pinilla said. "BDNF levels are reduced in the plasma of patients with major depression."&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Smaller food portions with the appropriate nutrients seem to be beneficial for the brain's molecules, such as BDNF, he said.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Gómez-Pinilla showed in 1995 that exercise can have an effect on the brain by elevating levels of BDNF.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;He noted that while some people have extremely good genes, most of us are not so lucky and need a balanced diet, regular exercise and a good night's sleep.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;The research was funded by the National Institutes of Health's National Institute of Neurological Disorders and Stroke.&lt;/p&gt;           &lt;hr /&gt;          &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Journal reference&lt;/strong&gt;:&lt;/p&gt; &lt;ol style="margin: 5px 0pt 5px 18px; padding: 0pt;"&gt;&lt;li&gt;Gómez-Pinilla et al. &lt;strong&gt;Brain foods: the effects of nutrients on brain function&lt;/strong&gt;. &lt;em&gt;Nature Reviews Neuroscience&lt;/em&gt;, 2008; 9 (7): 568 DOI: &lt;a target="_blank" href="http://dx.doi.org/10.1038/nrn2421" rel="nofollow"&gt;10.1038/nrn2421&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;ol style="margin: 5px 0pt 5px 18px; padding: 0pt;"&gt;&lt;li&gt;&lt;a target="_blank" href="http://dx.doi.org/10.1038/nrn2421" rel="nofollow"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-923315188585005383?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/923315188585005383/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=923315188585005383' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/923315188585005383'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/923315188585005383'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2008/07/diversi-studi-mostrano-evidenze-sempre.html' title='Omega-3: nuove evidenze'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-4373417145405185207</id><published>2008-07-09T18:36:00.000+02:00</published><updated>2008-07-09T18:41:07.864+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cioccolato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spezie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='malattia da reflusso gastroesofageo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='menta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='alcool e &apos;cibi acidi&apos;'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='caffè'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cibi grassi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GERD'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Obesità'/><title type='text'>Obesità e malattia da reflusso gastroesofageo (GERD)</title><content type='html'>da &lt;a href="http://www.nutritionupdates.org/" target="_blank"&gt;http://www.nutritionupdates.&lt;wbr&gt;org&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Studio 1: Obesità e malattia da reflusso gastroesofageo (GERD)&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;wbr&gt;------------------------------&lt;wbr&gt;------------------------------&lt;wbr&gt;---&lt;br /&gt;Una nuova analisi dal Nurses Health Study esamina la relazione tra peso corporeo e GERD.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soggetti e metodi: 10.545 infermiere hanno completato un questionario sui sintomi da GERD. Il dato è stato comparato con il loro indice di massa corporea (BMI) misurato due anni prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Risultati: E' stato evidenziato un netto aumento nella possibilità di avere sintomi da GERD nell'intero spettro di pesi corporei, da valori di BMI inferiori a 22 fino all'obesità. Tale relazione è verificata anche in rapporto alla severità dei sintomi da GERD - vedi grafico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Bibliografia: N Engl J Med. 2006 Jun 1;354(22):2340-8.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;Studio 2: una meta-analisi conferma il rapporto&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;------------------------------&lt;wbr&gt;------------------------------&lt;wbr&gt;------&lt;br /&gt;E' stata recentemente pubblicata una meta-analisi sull'associazione tra BMI e GERD, esofagite e altri patologie gastroenteriche correlate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soggetti e metodi: da un totale di 9 studi osservazionali (coinvolgenti circa 63000 soggetti, inclusi 7372 casi) sei studi hanno trovato un'associazione tra BMI e sintomi di GERD. L'odds ratio combinato in 8 studi è stato 1.43 (95% CI: 1.16-1.77) per il soprappeso (BMI=25-30) e 1.94 (1.47-2.57) per l'obesità (BMI&gt;30), Soprappeso e obesità sono stati anche associati con un più alto rischio di carcinoma esofageo (OR=1.52 e 2.78, rispettivamente).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Bibliografia: Ann Intern Med. 2005 Aug 2;143(3):199-211.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;Studio 3: L'orario dei pasti è importante&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;------------------------------&lt;wbr&gt;------------------------------&lt;wbr&gt;-&lt;br /&gt;Ricercatori giapponesi hanno verificato se l'orario dei pasti potesse condizionare il rischio di avere sintomi da GERD.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soggetti e metodo: studio caso-controllo su 147 pazienti con GERD e 294 controlli senza GERD.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Risultati: L'intervallo tra cena e riposo notturno è stato fortemente associato con la possibilità di avere GERD. Con un intervallo&lt;3 size="2"&gt;Bibliografia: Am J Gastroenterol. 2005 Dec;100(12):2633-6&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 128, 128);"&gt;&lt;b&gt;COMMENTO&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;I sintomi da reflusso gastroesofageo (GERD), come bruciore e cattiva digestione, sono assai comuni e non solo nei paesi occidentali (ref. 1, 2). Un recente studio svedese riportò una prevalenza di sintomi da GERD del 40% di una vasta popolazione adulta; nel 15% v'era evidenza gastroscopica di reflusso (ref. 1). A parte l'effetto sulla qualità di vita (ref. 3), GERD può causare esofagite e predisporre al cancro esofageo (ref. 4).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le possibili cause di GERD sono numerose, e tra queste certo rientrano fattori nutrizionali. Il peso eccessivo è sempre menzionato nella stampa divulgativa (es ref. 5), ma non altrettanto spesso nei testi di medicina (es ref. 6). Come i nuovi studi 1 e 2 mostrano, andrebbe menzionato più spesso. Infatti, lo studio 1 ha dimostrato un incremento del rischio di GERD dal peso ai limiti inferiori della norma all'obesità severa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una interessante precisazione di questa associazione è riportata in un nuovo studio spagnolo che dimostra come un recente incremento di peso (&gt;5 Kg rispetto ai 12 mesi precedenti) è associato con un aumento del 50% del rischio di sintomi da GERD rispetto a tale periodo (ref. 7). Pur non potendo sopperire alla mancanza di un RCT, queste osservazioni suggeriscono un rapporto causa-effetto nella relazione soprappeso-GERD.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I meccanismi responsabili di una tale associazione non sono difficili da immaginare. L'obesità aumenta la pressione intra-addominale ed i pazienti obesi possono presentare disturbi della motilità gastro-intestinale (ref. 8, 9). Tuttavia non è possibile affermare che il soprappeso sia associato con tutti gli aspetti e tipi di GERD. Per esempio uno studio ha dimostrato che l'obesità non era associata a manifestazioni laringee da reflusso (ref. 10).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'altro canto, alcuni studi hanno dimostrato che pazienti con GERD in sovrappeso hanno un rischio maggiore rispetto a quelli non sovrappeso di essere ospedalizzati per complicanze del GERD e di presentare esofagite e/o esofago di Barrett (ref. 11, 12). Sarebbe una grande notizia scoprire che la perdita di peso possa non solo ridurre i sintomi del GERD, come la pirosi gastrica, ma anche ridurre il rischio di neoplasie del tratto gastro-intestinale, che generalmente sono associate a questa condizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia questa è solo una speculazione. Il fatto è che, per il momento, il consiglio spesso dato ai pazienti con GERD di perdere peso (se in sovrappeso) non è supportata da evidenze derivanti da RCT(ref. 13).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altri approcci dietetici, comunemente raccomandati ai pazienti con GERD includono l'astensione da cibi che possano aggravare la sintomatologia: cibi grassi, cioccolato, spezie, menta, caffè, alcool e 'cibi acidi' (ref. 13). I pazienti stessi sembrano ritenere che questi cibi siano associati all'insorgenza di sintomi, e possono riferire anche allergie alimentari (ref. 14).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evitare i cibi grassi ha un razionale, in quanto i grassi rallentano lo svuotamento gastrico e aumentano la pressione dello sfintere esofageo inferiore (ref. 13). Questo può anche essere un fattore confondente nell'associazione, descritta da studi osservazionali, tra obesità e GERD.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, alcuni dati epidemiologici suggeriscono che l'obesità sia un fattore di rischio per GERD, indipendentemente dall'assunzione di grassi (ref. 11). Alcuni studi hanno dimostrato che i grassi possono aumentare il reflusso, ma un numero altrettanto cospicuo ha smentito questa associazione (ref. 15-17). In particolare, in uno studio, il numero di calorie totali assunte sembra essere un fattore più importante nel determinare il GERD rispetto all'assunzione complessiva di grassi (ref. 18).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre esiste evidenza che la cioccolata riduca la pressione dello sfintere esofageo e aumenti il reflusso (ref. 19-21). Tuttavia non esistono RCT che mostrino che evitare la cioccolata riduca i sintomi del GERD (ref. 21). Simile discorso per l'alcool (ref. 21-23).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'evidenza che suggerisce che il caffè rappresenti un fattore di rischio per GERD è difficile da interpretare con certezza. Mentre alcuni studi suggeriscono che il caffè rappresenti un fattore di rischio (ref. 24), al contrario altri supportano l'idea che esso rappresenti un fattore protettivo (ref. 25). Questi studi curiosamente dimostrano anche che l'uso regolare di sale da cucina aumenta il rischio. I dati sull'impatto dell'assunzione di caffè sulla pressione dello sfintere esofageo si sono dimostrati inconsistenti (ref. 26). Sono stati pubblicati RCT che dimostrano come il caffè aumenti il reflusso, mentre altri non hanno dimostrato questa associazione. Il caffè non riduce il pH gastrico (ref. 29) e anche gli effetti del caffè decaffeinato sul reflusso non sono chiari (ref. 22, 27, 30).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Limitata evidenza clinica è disponibile sull'effetto di cibi piccanti, oltre alla dimostrazione del fatto che sia il chili che la capsaicina (una sostanza contenuta nel chili) possano influenzare la comparsa di pirosi gastrica (ref. 31, 32). In uno studio egiziano l'assunzione di fibre si è dimostrata protettiva nei confronti del GERD (ref. 33), ma l'aggiunta di fibre non migliora il reflusso in pazienti nutriti per via entrale (ref. 34). In un trial, l'aumento della fermentazione nel colon attraverso l'assunzione di carboidrati non digeribili si è dimostrata in grado di aggravare il reflusso (ref. 35). L'intolleranza alle proteine può avere un effetto rilevante sul reflusso nei bambini (ref. 36), ma gli studi negli adulti che dimostrino un ruolo significativo dell'intolleranza alimentare sul reflusso sono carenti, così come mancano dati sull'ipotesi che alterazioni della flora intestinale possano essere coinvolti nel GERD e che pertanto l'uso dei probiotici possa essere d'aiuto (ref. 37).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante questa carenza di convincenti evidenze derivanti dagli studi clinici, l'esperienza insegna a non ignorare le osservazioni dei pazienti circa i fattori che influenzano i sintomi. Pertanto, insieme con una regolare terapia farmacologica, un tentativo di evitare alcuni cibi può essere appropriato soprattutto quando il paziente nota che questi possono influenzare i sintomi. Se soprappeso, può valere la pena perdere peso. Ed infine, dati osservazionali del nuovo studio 3 suggeriscono che aumentare l'attesa tra la cena e il sonno può anche rappresentare un valido tentativo per ridurre i sintomi di GERD.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Bibliografia&lt;br /&gt;1. Scand J Gastroenterol. 2005 Mar;40(3):275-85.&lt;br /&gt;2. Clin Gastroenterol Hepatol. 2006 Apr;4(4):398-407.&lt;br /&gt;3. Z Gastroenterol. 2003 Dec;41(12):1137-43.&lt;br /&gt;4. J Nutr. 2002 Nov;132(11 Suppl):3467S-3470S.&lt;br /&gt;5. &lt;a href="http://www.aboutgerd.org/treatment.html" target="_blank"&gt; http://www.aboutgerd.org/&lt;wbr&gt;treatment.html&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;6. The Merck Manual of Diagnosis and Therapy. Chapter 20. &lt;a href="http://www.merck.com/mrkshared/mmanual/section3/chapter20/20g.jsp" target="_blank"&gt; http://www.merck.com/&lt;wbr&gt;mrkshared/mmanual/section3/&lt;wbr&gt;chapter20/20g.jsp&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;7. Am J Gastroenterol. 2006 Feb;101(2):229-33.&lt;br /&gt;8. Obes Surg. 2005 Oct;15(9):1225-32.&lt;br /&gt;9. Obes Res. 2004 Nov;12(11):1723-32.&lt;br /&gt;10. Laryngoscope. 2005 Jun;115(6):1042-5.&lt;br /&gt;11. Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2005 Nov;14(11 Pt 1):2481-6.&lt;br /&gt;12. Ann Epidemiol. 1999 Oct;9(7):424-35.&lt;br /&gt;13. The John Hopkins Medical Institutions. Gastroenterology and Hepatology Resource Center. &lt;a href="http://hopkinsgi.nts.jhu.edu/pages/latin/templates/index.cfm?pg=disease4&amp;amp;organ=1&amp;amp;disease=26&amp;amp;lang_id=1" target="_blank"&gt; http://hopkinsgi.nts.jhu.edu/&lt;wbr&gt;pages/latin/templates/index.&lt;wbr&gt;cfm?pg=disease4&amp;amp;organ=1&amp;amp;&lt;wbr&gt;disease=26&amp;amp;lang_id=1&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;14. J Gastroenterol Hepatol. 2000 Jan;15(1):35-9.&lt;br /&gt;15. Am J Gastroenterol. 1989 Jul;84(7):782-6.&lt;br /&gt;16. Gut. 1998 Mar;42(3):330-3.&lt;br /&gt;17. Am J Gastroenterol. 1999 May;94(5):1192-6.&lt;br /&gt;18. Scand J Gastroenterol. 2002 Jan;37(1):3-5.&lt;br /&gt;19. Am J Dig Dis. 1975 Aug;20(8):703-7.&lt;br /&gt;20. Am J Gastroenterol. 1988 Jun;83(6):633-6.&lt;br /&gt;21. Arch Intern Med. 2006 May 8;166(9):965-71.&lt;br /&gt;22. Gut. 1978 Apr;19(4):336-8.&lt;br /&gt;23. Scand J Gastroenterol. 2003 Aug;38(8):807-11.&lt;br /&gt;24. World J Gastroenterol. 2004 Jun 1;10(11):1647-51.&lt;br /&gt;26. Gut. 2004 Dec;53(12):1730-5.&lt;br /&gt;26. Scand J Gastroenterol Suppl. 1999;230:35-9.&lt;br /&gt;27. Aliment Pharmacol Ther. 1994 Jun;8(3):283-7.&lt;br /&gt;28. Eur J Gastroenterol Hepatol. 1999 Nov;11(11):1271-6.&lt;br /&gt;29. Dig Dis Sci. 1998 Apr;43(4):834-9.&lt;br /&gt;30. Aliment Pharmacol Ther. 1997 Jun;11(3):483-6.&lt;br /&gt;31. Dig Dis Sci. 1998 Mar;43(3):485-90.&lt;br /&gt;32. Aliment Pharmacol Ther. 2000 Jan;14(1):129-34.&lt;br /&gt;33. Gut. 2005 Jan;54(1):11-7.&lt;br /&gt;34. Clin Nutr. 2001 Aug;20(4):307-12.&lt;br /&gt;35. Gastroenterology. 2003 Apr;124(4):894-902.&lt;br /&gt;36. 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Tra i cereali “tossici”  per il celiaco veniva inclusa anche l’avena la quale, secondo i dati  più recenti, non sembrerebbe in realtà lesiva se introdotta “pura”  ossia non contaminata da glutine nella lavorazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Il glutine consiste  di 4 componenti proteiche principali, le gliadine, le glutenine, le  albumine e le globuline; di queste la gliadina e la glutenina compongono  la maggior parte delle proteine del grano. La frazione gliadinica alcool  solubile del glutine, quando ingerita da un ospite suscettibile, è  responsabile dell’insorgenza del danno intestinale. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;In base all’elettroforesi  su gel, le gliadine possono essere separate in 4 frazioni principali:  gliadine alfa, beta, gamma e omega.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Gli studi indicano  che tutti i sottogruppi principali gliadinici possono produrre caratteristiche  lesioni della mucosa intestinale del morbo celiaco. Proteine analoghe  alcol solubili, chiamate prolamine, come la segalina nella segale, l’ordeina  nell’orzo e l’aveina nell’avena possono anch’esse attivare la  malattia; al contrario la farina di riso o di granturco non produce  né sintomi clinici, né alterazioni istologiche; d’altra parte rappresentano  graminacee lontane dal grano o dalla segale nella classificazione botanica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Nel soggetto geneticamente  predisposto, l’introduzione di alimenti contenenti glutine, quale  pane, pasta e biscotti, determina una risposta immunitaria abnorme a  livello dell’intestino tenue, cui consegue un’infiammazione cronica  e la progressiva scomparsa dei villi intestinali&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;La lesione celiaca  tipica è spesso definita dal patologo che analizza la biopsia “atrofia  villare subtotale con ipertrofia delle cripte e aumento dell’infiltrato  lifoplasmacellulare della lamina propria”, terminologia che indica  il riscontro di una mucosa intestinale piatta e “desertica”, laddove,  in condizioni di normalità, sono presenti i “rilievi montuosi”  dei villi intestinali, strutture che rivestono un ruolo primario nell’assorbimento  dei nutrienti della dieta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;L’eliminazione degli  alimenti contenenti glutine porta alla completa normalizzazione del  quadro bioptico intestinale (con ricrescita di villi di altezza normale)  e alla scomparsa dei sintomi eventualmente presenti.     &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Le gliadine sono costituite  da singole catene polipeptidiche, di peso molecolare tra i 30.0000 ed  i 75.000 dalton e sono caratterizzate da un alto contenuto di glutamina  e prolina (32-56 glutamine e 15-30 proline ogni 100 residui amminoacidici).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;E’ noto che la malattia  celiaca è attivata attraverso due sequenze 57-68 e 62-75 dei 266 aminoacidi  dell’alfa ed in particolar modo dalla deaminazione nel residuo 65  della glutamina in acido glutammico. Nei pazienti portatori di DQ2 (DQA1501,  DQB1201) e DQ8 (DQA1301, DQB302) si determinerebbe un corretto legame  con l’antigene e questo condizionerebbe una presentazione “anomala”  dei peptidi della gliadina al TCR dei Linfociti scatenando una alterata  risposta immunologia nei suoi confronti. Sembrerebbe altresì che anche  la transglutaminasi (TG) abbia un ruolo nel processo di deaminazione  della gliadina e che quindi possa avere un ruolo importante nella patogenesi  della malattia celiaca.  Dal legame tra TG e gliadina si formano  dei neopitopi in grado di innescare quella risposta immune che sta alla  base della malattia celiaca. Questo potrebbe anche giustificare il fatto  del perché si formerebbero gli anticorpi-transglutaminasi solo quando  il paziente ingerisce glutine! Un altro dato importate si rileva da  uno studio che evidenzia una riduzione nei malati celiaci dell’espressione  della Zonulina, una proteina che modula la permeabilità intestinale  dall’assemblaggio delle Tight Junctions. Questo potrebbe innescare  un’aumentata permeabilità e quindi un importante fattore specie nello  scatenamento di differenti sequenze per la presentazione della gliadina  che potrebbero anche manifestarsi in un ambiente di sovracrescita batterica  qual è nel caso dei pazienti affetti da Morbo di Crohn. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Molto recentemente  uno studio interessante  dimostra che prima del classico evento  immunologico descritto potrebbe esserci un ulteriore meccanismo più  rapido che avviene nelle prime ore dall’esposizione al glutine e che  non è sottoposto alla processazione del glutine attraverso le transglutaminasi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Questo processo sembrerebbe  innescato dall’IL-15 un polipeptide del peso molecolare di 15KD. Dal  punto di vista strutturale IL-15 è omologa ad IL-2 e traduce il segnale  attraverso lo stesso complesso recettoriale a bassa affinità utilizzato  appunto dall’IL-2. Il legame dell’IL-15 a questo IL-2R a bassa affinità  è fortemente potenziato dall’interazione con un polipeptide non di  segnale che lega IL-15 denominato catena IL-15 R-alfa. La catena IL  15R è strutturalmente omologa alla catena IL-2R alfa ma non è in grado   di legare l’IL-2, tuttavia la funzione primaria dell’IL-15 sembra  essere quella di favorire la proliferazione delle cellule NK e di ridurre  l’apoptosi delle cellule T. L’IL-15 è, infatti, sintetizzata precocemente  in risposta a virus o all’LPS e può mediare l’espansione delle  cellule NK durante le prime 24-72 ore dall’infezione. IL-15 può anche  comportarsi come fattore di crescita per i linfociti T in quanto si  lega e trasduce il segnale attraverso IL 2R a bassa affinità presente  sulle cellule T quiescenti. Non è ancora tuttavia chiaro se nel corso  di un’infezione sia prodotta abbastanza IL-15 da tradurre un segnale  attraverso il recettore per IL-2 a bassa affinità, ne è definito se  le cellule T possano esprimere la catena IL-15 R alfa.      &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Times New Roman;font-size:100%;"  &gt; LA DIETA AGLUTINATA &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;La dieta senza glutine  rappresenta la sola, unica, reale terapia della celiachia e deve essere  protratta tutta la vita. Se una persona non assume glutine non può  avere alcuna manifestazione di celiachia. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Il glutine è contenuto  in alcuni cereali tra cui frumento, orzo, segale, farro, kamut, sorgo,  spelto e triticale. L’avena oggi non è più considerata tossica,  ma essendo presente in prodotti con glutine è di uso sconsigliato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;a name="0.1_table02"&gt;&lt;/a&gt; &lt;div align="left"&gt; &lt;table width="0"&gt; &lt;tbody&gt;&lt;tr valign="top"&gt;&lt;td width="31%"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Frumento&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td width="68%"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Farina, amido, semolino,    fiocchi di grano, orzo, segale, avena&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Orzo&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Pasta d'ogni tipo, pasta ripiena (es.    ravioli, tortellini, gnocchi fatti con farina di frumento ecc....) Pane    comune e speciale, pangrattato&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Segale &lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Grissini, crackers, fette biscottate,    pan carrè, focacce, pizza &lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Farro&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Crusca, malto (viene dall'orzo), miscele    di cereali&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Kamut, spelta, triticale&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Dolci contenenti farina, biscotti&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Il glutine non si trova  nei seguenti cereali e vegetali: riso, soia, tapioca,            mais, patata, miglio e legumi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;a name="0.1_table03"&gt;&lt;/a&gt; &lt;div align="left"&gt; &lt;table width="0"&gt; &lt;tbody&gt;&lt;tr valign="top"&gt;&lt;td width="31%"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Riso&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td width="15%"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td width="52%"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Farina di riso, crema    e amido di riso&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Miglio&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Farina di miglio&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Mais&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Farina di mais, polenta, maizena (amido    di mais), pop-corn&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Grano saraceno&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;e quindi in&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Fecola di patate&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Sesamo&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Farina di soia pura e farina di tapioca&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Legumi&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Fiocchi di riso, mais, soia, tapioca    senza aggiunta di malto&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Il glutine si trova  nascosto in molti alimenti per cui è fondamentale avere a disposizione  e consultare un prontuario alimentare. Ad esempio “il Prontuario dei  prodotti senza glutine” edito dall’Associazione italiana Celiachia  che viene costantemente revisionato con l’introduzione o l’esclusione  di prodotti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Una dieta senza glutine  non comporta problemi nutrizionali in quanto può essere egualmente  varia. La varietà di alimenti permessi, accanto ai prodotti specifici  che l’industria mette a disposizione, permette di formulare per ogni  età un’alimentazione equilibrata, varia e gustosa, adeguata alle  diverse esigenze nutrizionali sia per un bambino in fase di crescita,  che per un adulto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Si può facilmente  fare una dieta equilibrata con prodotti naturali senza glutine come  riso o polenta di mais al posto della pasta. Esistono in commercio tutta  una serie di prodotti specifici senza glutine (pane, pasta, pizza, biscotti,  ecc.).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;La Asl di appartenenza  riconosce ai soggetti celiaci, accertati tramite biopsia intestinale,  una quota di alimenti mensili, che, secondo le più recenti disposizioni  pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale del 25/7/01, corrispondono al 35%  del fabbisogno calorico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Gli alimenti permessi  sono &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;a name="0.1_table04"&gt;&lt;/a&gt; &lt;div align="left"&gt; &lt;table border="2" cellspacing="0" width="0"&gt; &lt;tbody&gt;&lt;tr valign="top"&gt;&lt;td width="100%"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Aceto    di vino&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Bevande gassate (no    birra)&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Burro (escluso quello    light)&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Olio di oliva, arachide,    girasole, mais (eccetto quello di germi di grano o di semi vari)&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Caffè (escluso quello    solubile o derivato dall’orzo o dal malto)&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Carne, Pollame, Prosciutto    crudo (eccetto gli altri insaccati, i ragù del commercio e la carne    impanata o infarinata)&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Formaggi freschi    e stagionati italiani (esclusi quelli fusi, a fette, spalmabili, stranieri    o erborinati come il gorgonzola)&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Frutta fresca, sciroppata    od oleosa(esclusa quella infarinata come i fichi secchi), Succhi e nettari    di frutta&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Infusi in bustina    o filtro&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td height="73"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Latte    (Il latte non contiene glutine e come tale può essere assunto dal paziente    celiaco, tuttavia, appena effettuata la diagnosi, può essere escluso&lt;/span&gt;   &lt;p&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;o consigliato un latte senza lattosio,    per l’alterazione della mucosa intestinale provocata dalla dieta con    glutine), Panna fresca, Yogurt naturale, magro o intero (eccetto quello    al malto, ai cereali ed attenzione a quello alla frutta)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Legumi&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Miele, Zucchero&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Miglio&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Pappa reale&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Pesce fresco o surgelato    (eccetto quelle surgelato precotto od impanato)&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Riso&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Sciroppi&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td height="58"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Verdura    fresca, conservata o surgelata cruda o cotta, Polpa e passata di pomodoro    (eccetto minestroni o zuppe con farro od orzo, verdure impanate, infarinate    o in pastella), Patate (eccetto le patatine surgelate ed il purè istantaneo).&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt; &lt;/div&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Il paziente celiaco  deve, in ogni caso, fare attenzione alle etichette. La presenza di termini  generici come amido, proteine vegetali, maltodestrine, malto, farine  di cereali non specificate, estratto di caffè, pasta di cacao, oltre  ad altri composti contenenti specificamente grano, frumento od orzo  devono far sospettare la presenza di glutine &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Nello specifico dell’età  pediatrica è fondamentale che la famiglia accetti serenamente il problema  ed adotti in casa misure e accorgimenti (es.:cucina personalizzata,  posti in credenza ove vi siano solo prodotti senza glutine, inviti ad  amici con proposte di alimenti senza glutine per tutti etc.) è opportuno  inoltre informare gli insegnanti sul problema, così da far sentire  il bambino normale pur stando a dieta. è molto importante in questa  età fare riferimento ad un centro specialistico che controlli periodicamente  il bambino ed attraverso personale specializzato (dietista o nutrizionista  ed eventualmente psicologo) sappia dare tutte le indicazioni del caso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Un momento critico  è rappresentato dall’età adolescenziale in cui il ragazzo alla ricerca  di una propria identità tende a contestare le indicazioni della famiglia  (dieta senza glutine) e, non volendo comunicare al proprio gruppo di  appartenenza il suo stato di celiaco, facilmente tende a trasgredire.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;In questa età è ancora  più importante la partecipazione ad incontri di gruppo (come quelli  proposti dalla associazione celiaci) o la guida di personale esperto  nella materia e con esperienza in campo pediatrico-adolescenziale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;LA MALNUTRIZIONE NEL  CELIACO&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;Nella celiachia la prevalenza della malnutrizione è inferiore a quanto  si riteneva ma è variabile: &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;ul type="disc"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;in funzione del grado del    danno della mucosa (forma grave, forma “mild”, celiachia potenziale    e latente, soggetti “sensibili” al glutine) &lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;in funzione della superficie    intestinale coinvolta &lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Quando è interessata  una parte significativa del tenue sono generalmente presenti diarrea  malassorbimento e calo di peso. Quando è interessata la sola parte  craniale del tenue l´unico sintomo può essere la carenza di ferro.  Quando tale carenza non è corretta stabilmente dalla terapia marziale  è molto probabile che alla base ci sia una celiachia. Quando un´ampia  porzione dell´intestino tenue è colpito, il risultato può essere  una sindrome da malassorbimento generalizzato, con deficit delle vitamine  idrosolubili e liposolubili e sali minerali. I pazienti con atrofia  totale dei villi alla diagnosi hanno valori più bassi di folati e di  ferritinemia. Anche gli oligominerali spesso risentono della sindrome  da malassorbimento, in particolare Magnesio e Calcio, perché sono quelli  che di più si legano ai grassi malassorbiti, ma anche Zinco. La supplementazione  di quest´ultimo minerale evita rash cutanei ed alterazioni del gusto.  La dieta senza glutine (gluten free diet, GFD) peggiora la dieta degli  adolescenti che spesso è già sbilanciata, per un aumento del contenuto  proteico e lipidico (Mariani, 1998). La dieta aglutinata deve essere  seguita per sempre. Sostenere una dieta senza glutine al 100% e per  il 100% della restante vita può essere molto problematico. Infatti  farina di frumento, glutine o amidi contenenti tracce di glutine sono  presenti in molti alimenti come coadiuvanti tecnologici per le loro  proprietà stabilizzanti e la capacità di trattenere acqua. Un aiuto  può venire da una più corretta modalità di etichettatura dei prodotti  alimentari e dall´educazione alimentare.&lt;br /&gt;Il Codex Alimentarius della FAO ha stabilito uno standard per i prodotti  senza glutine secondo cui il contenuto in azoto totale non deve superare  0,05 g/100 g. di prodotto secco. Questo valore va oltre la necessità  che il celiaco assuma alimenti totalmente senza glutine.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;La dietoterapia ed  i sostituti del glutine&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Poche sono le malattie  oltre la celiachia nelle quali la dieta e le problematiche nutrizionali  sono più importanti. La dietoterapia del morbo celiaco è essenzialmente  un trattamento di esclusione. Andranno eliminati tutti quei prodotti  contenenti glutine: frumento, orzo, segale ed i prodotti commerciali  che da queste derivano. Questo tipo di regime alimentare non causa squilibri  nutrizionali visto che nei cereali da escludere non sono contenuti elementi  essenziali per la sopravvivenza del paziente. E´ molto importante quindi  che la dieta sia seguita in maniera stretta e completa per evitare le  note complicanze della celiachia tra cui le neoplasie e l´osteopenia.  E´ importante sottolineare come il glutine può essere utilizzato come  addensante nell´industria alimentare; quindi il paziente ingerisce  in maniera inconsapevole piccole quantità della proteina con il prodotto.  In alcuni soggetti con una soglia di tollerabilità bassa anche il glutine,  usato come addensante e non opportunamente segnalato in etichetta, causa  l´ atrofia dei villi e le manifestazioni intestinali a essa correlate.  Per fronteggiare adeguatamente questa situazione è importante l´informazione  sulla composizione dei prodotti alimentari in commercio. La consapevolezza  del paziente passa attraverso l´educazione alimentare fornitagli dal  dietista o dal medico curante.&lt;br /&gt;L´Associazione Italiana per la Celiachia (A.I.C) proprio a tale fine  pubblica periodicamente un notiziario contenente l´elenco dei prodotti  commerciali che contengono glutine. I sostituti del glutine si usano  nella formulazione della pasta per conferire al prodotto le stesse caratteristiche  nutrizionali ed organolettiche&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;BEVANDE&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;a name="0.1_table05"&gt;&lt;/a&gt; &lt;div align="left"&gt; &lt;ul&gt;&lt;table width="0"&gt; &lt;tbody&gt;&lt;tr valign="top"&gt;&lt;td width="50%"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;SI&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td width="50%"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;NO&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Tè, Tè deteinato,    camomilla, caffè, caffe decaffeinato,tisane&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Caffè solubile o surrogati di caffè    contenenti orzo o malto&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Bevande gassate&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Birra&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Vino bianco e rosso,    spumante, analcolici, bevande alcoliche in genere (tranne le eccezioni    vietate)&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Whisky, vodka, gin, cocktail preparati    con queste bevande&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Succhi di frutta&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Frappè (miscele già pronte)&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/ul&gt; &lt;/div&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DOLCIUMI&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;a name="0.1_table06"&gt;&lt;/a&gt; &lt;div align="left"&gt; &lt;table width="0"&gt; &lt;tbody&gt;&lt;tr valign="top"&gt;&lt;td width="50%"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;SI&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td width="50%"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;NO&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Torte, biscotti,    dolci fatti in casa con farina di riso o di mais, farina di tapioca    o di soia, fecola di patate&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Cioccolata e pasta di cacao con amido    o farina&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Gelati e sorbetti:    consultare il "Prontuario" dell'AIC&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Gelati con biscotto, cialda, pan di    spagna&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Miele, zucchero,    marmellate, cacao purissimo&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Creme e budini che contengono farina    e malto&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Budini di riso o    tapioca&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Marzapane&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Caramelle, canditi e gelatine del    commercio con malto, confetti con farina&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt; &lt;/div&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GRASSI - CONDIMENTI - VARIE&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;a name="0.1_table07"&gt;&lt;/a&gt; &lt;div align="left"&gt; &lt;table width="0"&gt; &lt;tbody&gt;&lt;tr valign="top"&gt;&lt;td width="50%"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;SI&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td width="50%"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;NO&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Burro, lardo, strutto,    olio di mais, di girasole, di oliva, di arachide e di soia&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Sughi, salse e maionese, senape già    pronti in commercio con farina o amido&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Maionese, sughi e    salse preparati in casa&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Condimenti a composizione non definita&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Panna fresca e mascarpone&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Lievito di birra&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Pepe, zafferano e    spezie aromatiche&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Prodotti sott'olio con olio di semi    vari&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Lievito chimico&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr valign="top"&gt;&lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Prodotti sott'aceto    e sott'olio&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;   &lt;td&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt; &lt;/div&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA CONTAMINAZIONE: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;La contaminazione da  glutine si può evitare se si seguono alcune regole fondamentali come:  non infarinare gli alimenti con farine vietate, non aggiungere farine  vietate in salse e sughi di cottura, non utilizzare l'acqua di cottura  già usata per la pasta comune, non inquinare il cibo con mani infarinate  o con utensili sporchi di farina, non appoggiare il cibo direttamente  su superfici contaminate, non utilizzare carta da forno o fogli di alluminio  sui piani di lavoro, teglie infarinate, griglie dove si abbrustolisce  il pane comune oppure tagliere, forni o piastre dove si cuociono pizza  o prodotti da forno confezionati con farina comune. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Oltre a dare tutte  le indicazioni relative agli alimenti vi sono altre norme da seguire  tra cui:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;ol type="1"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Usare a casa delle precauzioni    relative alle metodiche culinarie (pentole, utensili separati per le    varie cotture) &lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Coinvolgere tutta la famiglia    affinché vengano utilizzate per tutti componenti farina e pangrattato    senza glutine &lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Rendere più pratica e agevole    la spesa giornaliera presso i supermercati facendo un giusto utilizzo    del Prontuario AIC (es. evidenziare gli alimenti di più frequente consumo). &lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Frequentare senza "timore"    locali di ristoro in cui è possibile avere tutte le garanzie dietetiche    di cui il celiaco ha necessità.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;BIBLIOGRAFIA&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Tursi A Brandimarte  G Giorgetti G. Non-invasive diagnosis of celiac disease in clinical  practice Recenti Prog Med 2001 Nov; 92:696-701 &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Barton SH Kelly DG  Murray JA, Nutritional deficiencies in celiac disease. Gastroenterol  Clin North Am 2007 Mar; 36:93-108, vi&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Schuppan D Dennis MD  Kelly CP. Celiac disease: epidemiology, pathogenesis, diagnosis, and  nutritional management. Nutr Clin Care 2005 Apr-Jun; 8:54-69&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;L. Catassi, I.M. Ratsh,  M. Fabiani et al. Celiac disease in the year 2000: exploring the iceberg.  Lancet 1994;343:200-3&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"  &gt;Tursi A Brandimarte  G Giorgetti GM. Prevalence of antitissue transglutaminase antibodies  in different degrees of intestinal damage in celiac disease. J Clin  Gastroenterol 2003 Mar; 36:219-21&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;/div&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-7516423195221901185?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/7516423195221901185/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=7516423195221901185' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/7516423195221901185'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/7516423195221901185'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2008/06/problematiche-nutrizionali-della.html' title='PROBLEMATICHE NUTRIZIONALI DELLA CELIACHIA'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-4321024141590532220</id><published>2008-06-21T13:45:00.001+02:00</published><updated>2008-06-21T13:45:31.495+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Latticini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='colon'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cancro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='calcio'/><title type='text'>Latticini, calcio e cancro del colon</title><content type='html'>Latticini, calcio e cancro del colon&lt;br /&gt;Un nuovo studio svedese ha cercato una correlazione tra il cancro del colon e assunzione di calcio e di latticini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Metodo: studio osservazionale prospettico su 45.306 uomini (età 45-79 anni) sani, seguiti per 7 anni dopo rilevazione delle abitudini alimentari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Risultati: Durante i 7 anni, il rischio di essere uno dei 449 casi che hanno sviluppato il cancro del colon è risultato minore per quelli che assumevano maggiori quantità sia di calcio che di latticini- vedi grafico- Non è stato trovato un chiaro collegamento con nessun particolare sito del colon-retto, e l'associazione è risultata significativa solo per il latte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Bibliografia: Larsson SC. et al. Calcium and dairy food intakes are inversely associated with colorectal cancer risk in the Cohort of Swedish Men. Am J Clin Nutr. 2006 Mar;83(3):667-73.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-4321024141590532220?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/4321024141590532220/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=4321024141590532220' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/4321024141590532220'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/4321024141590532220'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2008/06/latticini-calcio-e-cancro-del-colon.html' title='Latticini, calcio e cancro del colon'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-1507919451519229642</id><published>2008-06-21T13:35:00.000+02:00</published><updated>2008-06-21T13:36:40.274+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='farmaci obesità'/><title type='text'>revisione sui farmaci anti-obesità....</title><content type='html'>Una revisione sistematica di 30 RCT ha valutato efficacia ed effetti collaterali  a lungo termine dei farmaci usati nel trattamento dell'obesità. Si  tratta di una revisione sistematica di 30 RCT per un totale di oltre 16.000  pazienti. Per essere inclusi nella revisione gli studi dovevano aver testato un  farmaco anti-obesità versus placebo per almeno un anno. In particolare: 16 studi  in cui è stato provato l'orlistat, 10 in cui è stata usata la sibutramina e 4  con il rimonabant. Il follow-up degli studi andava da un minimo di un anno ad un  massimo di quattro.&lt;br /&gt;I famaci, rispetto al placebo, portano ad una riduzione  del peso corporeo che è quantificabile, in media, in 2,9 kg per orlistat, in 4,2  kg per sibutramina e in 4,7 kg per rimonabant.&lt;br /&gt;Inoltre sia rimonabant che  orlistat riducevano il rischio di comparsa di diabete, miglioravano la glicemia  e la glicoemoglobina nei pazienti già diabetici, riducevano i valori di  colesterolo totale e di pressione arteriosa.&lt;br /&gt;Fra gli effetti collaterali  segnalati dalla revisione spiccano quelli di tipo gastrointestinale per  orlistat, quelli psichiatrici (depressione) per il rimonabant e quelli  cardiovascolari (aumento della pressione e frequenza cardiaca) per la  sibutramina.&lt;br /&gt;Gli autori concludono che orlistat, sibutramina e rimonabant  riducono modestamente il peso corporeo ma hanno effetti differenti sul rischio  cardiovascolare e specifici effetti  collaterali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Fonte:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rucker D, Padwal R, Li SK et al.  Long term pharmacotherapy for obesity and overweight updated metanalysis. BMJ  2007 Dec 8; 335:1194-1199.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-1507919451519229642?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/1507919451519229642/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=1507919451519229642' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/1507919451519229642'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/1507919451519229642'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2008/06/revisione-sui-farmaci-anti-obesit.html' title='revisione sui farmaci anti-obesità....'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634759209179447115.post-5995919035933414572</id><published>2008-06-02T11:53:00.000+02:00</published><updated>2008-06-02T12:14:52.710+02:00</updated><title type='text'>necessario ma doloroso</title><content type='html'>Nel mondo di oggi le notizie ed i commenti circolano in maniera rapida ed incontrollata.&lt;br /&gt;Sicuramente questo comporta la possibilità di mantenere un'informazione libera ed indipendente in parallelo alle notizie ed i commenti "ufficiali" e "codificati".&lt;br /&gt;Se ciò è sicuramente un bene per la circolazione delle idee, in ambito scientifico  si è assistito alla diffusione di un mondo sotterraneo di pseudo-cultura, foraggiata da un marketing sempre più diffuso, che ha disorientato la popolazione.&lt;br /&gt;Questo paradosso vede la sua maggiore rappresentazione nel mondo della &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;nutrizione &lt;/span&gt;dove assistiamo alla diffusione di una vasta rete di disinformazione e propaganda che nulla a che fare con la cultura scientifica che, pur con tutte le difficoltà del caso, deve rimanere sempre il nostro filo guida.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634759209179447115-5995919035933414572?l=nutrizioneumana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/feeds/5995919035933414572/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634759209179447115&amp;postID=5995919035933414572' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/5995919035933414572'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634759209179447115/posts/default/5995919035933414572'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nutrizioneumana.blogspot.com/2008/06/necessario-ma-doloroso.html' title='necessario ma doloroso'/><author><name>Mauro Lombardo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11528680889847803467</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
